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PASSAPAROLA

03
ago

Pubblici ministeri al guinzaglio

Testo:

Buongiorno a tutti, queste puntate estive ci consentono di riflettere, dato che non possiamo seguire l’attualità perché ve l’ho detto, sono puntate registrate alla fine di luglio, danno l’opportunità di chiarire alcuni punti, smentire alcuni luoghi comuni, alcuni slogan che ci vengono sempre raccontati che a furia di essere ripetuti sono diventati dei dogmi di fede, anche se non hanno nessun fondamento nella realtà, ci credono tutti perché non si sente mai un contro canto, un’altra campana.

Separazione delle carriere, moltiplicazione del CSM (espandi | comprimi)
Uno dei luoghi comuni più diffusi e ne parlo perché credo che alla ripresa autunnale, non appena avrà sistemato i suoi processi con il lodo Alfano bis, Berlusconi ci metterà mano, ci proverà, è la separazione delle carriere, cos’è la separazione delle carriere?
E’ una proposta lanciata per primo da Licio Gelli nel suo famoso piano di rinascita democratica, ripresa da Bettino Craxi, che torna ciclicamente non solo nel clan berlusconiano, ma anche in una parte del centro-sinistra, i presunti garantisti, con il garantismo la separazione delle carriere non c’entra niente, lo vediamo tra un attimo, per stabilire che, chi fa il Pubblico Ministero lo faccia per tutta la vita, chi fa il giudice lo faccia per tutta la vita e non ci possa essere alcuno scambio tra l’una e l’altra funzione, che ciascuno proceda in una carriera separata, sottoposti i PM e i giudici a due Csm separati e che non si possano mai scambiare le due esperienze.
Si dice che è così in tutto il mondo, intanto tutte le proposte sono valide di per sé, non è che c’è un tabù, perché uno dovrebbe essere contrario alla separazione delle carriere? Non è mica scritto nel codice naturale, è una legge umana quella sulle carriere dei magistrati e può essere tranquillamente cambiata, dobbiamo domandarci se ci convenga cambiarla, se ci siano delle necessità che inducano a cambiare il sistema che ha retto in Italia per tutta la fase repubblicana, fino a oggi.
Cosa dicono i sostenitori della separazione delle carriere? Il PM rappresenta l’accusa, il giudice rappresenta una figura terza che deve stagliarsi al di sopra dell’accusa e della difesa e deve decidere, quindi non può essere un collega di carriera del PM, perché altrimenti tenderà a dare ragione al PM che è un suo collega, anziché all’Avvocato difensore, se così fosse dovrebbe risultare dalle statistiche, dovrebbe venire fuori dalle statistiche giudiziarie che ogni volta che un PM chiede qualcosa a un giudice, il giudice gliela dà.
Un appiattimento di questo genere sarebbe una buona prova del fatto che bisogna separarli e metterli su due binari che non si incontrano mai. In realtà dalle statistiche risulta esattamente il contrario, cioè che in 1/3 delle richieste del Pubblico Ministero in fase di indagine e nel 50% circa dei dibattimento, quando il PM chiede la condanna dell’imputato e il giudice deve decidere, il giudice decide diversamente rispetto alle richieste del PM, quindi quando il PM chiede di arrestare uno, il G.I.P. a volte glielo arresta, a volte no, quando il PM chiede di intercettare uno, il G.I.P. a volte glieli intercetta e a volte no, quando il PM chiede di perquisire o ispezionare o cose del genere un qualcuno, a volte il G.I.P. glielo concede e a volte no, quando il giudice deve decidere sulla richiesta di condanna dell’imputato nel dibattimento una volta su due di solito decide in maniera difforme rispetto alle richieste del Pubblico Ministero, quante volte abbiamo saputo di imputati per cui il PM chiede la condanna che vengono assolti, quante volte, meno, ma capita anche quello, il PM chiede l’assoluzione e il giudice condanna, oppure quante volte il PM chiede l’archiviazione e il G.I.P. gli ordina nuove indagini, le statistiche dimostrano che il giudice in media, poi ci possono sempre essere casi diversi, singoli, è autonomo dal PM anche se provengono dalla stessa carriera, che è poi l’ordine giudiziario.
Quindi non c’è nessuna ragione statistica per cambiare il sistema, si dirà: ma può capitare che Giudice e PM si mettano d’accordo, certo può capitare, può capitare che il PM e il giudice siano amici intimi di vecchia data, certo può capitare, come può capitare che il giudice sia amico dell’Avvocato o che il PM sia amico dell’Avvocato o che il PM sia fidanzato di un avvocatessa o che un giudice sia il fidanzato di un avvocatessa o che un Avvocato sia fidanzato di una giudice donna o di una PM donna, può capitare!
In questi casi scattano delle incompatibilità, è bene ogni tanto dare una ripulita, buttare un po’ di aria fresca, quindi magari criteri di rotazione, migliore verifica di eventuali incrostazioni che creano un giudice o un PM che sta per troppi anni nello stesso tempo, questo lo deve fare il Consiglio giudiziario in loco che è la longa manus del Csm e nel caso in cui ci siano delle incompatibilità ambientali, mandare via da un’altra parte il Magistrato troppo incistato nel luogo dove ha lavorato per troppo tempo, ma non è separando giudici e PM che si otterrà la sicurezza che l’uno non dà ragione all’altro perché è amico o perché è collega suo, perché le amicizie come nascono tra magistrati possono nascere tra Avvocati, frequentano tutti lo stesso ambiente anche se provengono da carriere diverse.
Senza contare che abbiamo visto molte sentenze aggiustate a causa di Avvocati di imputati eccellenti che si compravano i giudici, quindi in quel caso si sarebbero dovute separare le carriere degli imputati da quelle dei giudici o i conti Svizzeri degli imputati da quelli degli avvocati loro da quelli dei giudici.
Poi c’è un difetto logico in questa impostazione, di dire che per ottenere un giudizio equo il giudice non deve essere collega del PM, perché non basta mica separare la carriera del giudice da quella del PM, noi in Italia abbiamo 3 gradi di giudizio e 4 fasi di giudizio, l’udienza preliminare dove il PM si rivolge al G.I.P. per far rinviare a giudizio o condannare con rito abbreviato o con il patteggiamento l’imputato, poi c’è il dibattimento dove il PM si rivolge a un giudice monocratico per i reati lievi e a collegio di 3 giudici per i reati più gravi, poi c’è il processo d’appello dove il procuratore generale, che è il pubblico Ministero della Corte d’Appello, si rivolge a 3 giudici di appello, in caso di reati di sangue c’è la Corte d’Assise d’appello dove ci sono due giudici di professione togati e poi ci sono i giurati popolari, quelli con la fascia tricolore, presi a sorte tra i cittadini e infine c’è l’ultimo giudizio, quello di legittimità davanti alla Cassazione, dove il Procuratore generale, che è il PM davanti alla Cassazione, si rivolge a un collegio di 5 giudici o addirittura quando ci sono le sezioni unite di 9 giudici.
Non basta separare i PM dai giudici, bisognerebbe anche separare i giudici di primo grado da quelli del G.I.P. e i giudici di secondo grado da quelli di primo grado e i giudici di Cassazione da quelli d’appello, perché? Perché se è vero che un giudice soltanto perché è della stessa carriera del PM gli dà sempre ragione, sarà anche vero che il giudice d’appello tende a dare sempre ragione al Giudice di primo grado e allora che lo fai a fare l’appello se tanto il giudice d’appello se la intende con quello di primo grado e conferma quello che ha deciso quello di primo grado? E che lo fai a fare il ricorso in Cassazione se i giudici di Cassazione sono colleghi dei giudici di appello e quindi sono portati per colleganza a dare ragione ai giudici di appello? Vedete che bisognerebbe fare almeno una dozzina di carriere di magistrati: una per i pubblici Ministeri, una per i procuratori generali d’appello perché altrimenti ricalcano le richieste dei pubblici Ministeri di primo grado, una per i procuratori generali di Cassazione, altrimenti dicono la stessa cosa che hanno detto i PM in primo grado e i PG in appello, poi ci vuole una carriera per i G.I.P. che seguono le indagini, poi una carriera per i Gup che giudica sulle indagini e vanno o al rinvio a giudizio, oppure al proscioglimento o all’archiviazione o alla mancata archiviazione.
Poi ci vuole una carriera per i giudici di primo grado, poi anche una per il riesame, perché il riesame è quello contro il quale tu ricorri contro le decisioni del G.I.P., mica può essere della stessa carriera il riesame con il G.I.P., no darà ragione al G.I.P. e tu che lo fai a fare il ricorso al Tribunale della libertà; poi ci vuole una carriera per i giudici di appello e poi ci vuole una carriera per i giudici di Cassazione e speriamo che il processo finisca lì, perché sapete che molto spesso il processo torna indietro dalla Cassazione per un altro appello e quindi bisognerebbe avere dei giudici di una carriera diversa rispetto a quelli del primo appello per fare il processo di secondo appello e poi dato che il processo ritorna in Cassazione, ci vorrebbero addirittura due carriere di giudici di cassazione perché possano giudicare nel primo giudizio di Cassazione e nel secondo giudizio di Cassazione e vedete che arriviamo a 12 carriere, è una follia!

PM sceriffi in Portogallo (espandi | comprimi)
Si può partire dal sospetto che uno solo perché è collega di quell’altro, gli dà sempre ragione? Ma lo sappiamo nella nostra vita quotidiana, sono giornalista, non sono portato a dare sempre ragione ai giornalisti, ma ne critico tantissimi, criticano me tantissimi giornalisti eppure facciamo la stessa carriera!
I dentisti si danno tutti ragione? No assolutamente, c’è sempre quello che pensa di essere più bravo dell’altro e dice: sono meglio di lui, quindi non esiste questa storia per cui 9/10 mila giudici in Italia, dato che arrivano tutti dalla stessa carriera si danno tutti ragione tra di loro e le statistiche lo dimostrano, quante volte in appello viene cambiata la pena, nel caso in cui venga confermata la condanna, oppure viene ribaltata la sentenza di primo grado e quante volte la Cassazione annulla un giudizio di primo grado, per cui avendo 3 gradi di giudizio, facendo vedere gli stessi processi a tanti occhi diversi, è ovvio che il giudice dovendo decidere in coscienza, può avere una coscienza diversa da quella di un altro giudice, spessissimo capita che ci siano dei giudici che pensano di avercelo più lungo degli altri e che quindi cosa fanno? Fanno le pulci ai loro predecessori, a quelli che sono venuti prima, si divertono addirittura arrivando al parossismo dei giudici cavillosi come Carnevale che si “divertiva” a annullare le sentenze dei colleghi, solo perché avevano dimenticato un timbro, un numero di pagina o perché non avevano notificato un atto a non so chi!
Si dirà: ma siamo gli unici che non hanno la separazione delle carriere e quindi facciamo come gli altri, non è un buon motivo, naturalmente, non è che soltanto perché siamo gli unici, dobbiamo abdicare al nostro sistema, dobbiamo prima definire se è meglio il nostro o è meglio quello degli altri e poi non è vero che tutti gli altri paesi hanno la separazione delle carriere, non è vero che negli altri paesi chi fa il PM non possa fare il giudice e chi fa il giudice non possa poi fare il PM, anzi da quasi tutte le parti c’è interscambiabilità tra i due ruoli, in Francia i giudici e i PM appartengono a una sola carriera, come in Italia, ma il PM dipende dal governo, dall’esecutivo, anche se poi a garantire l’autonomia delle indagini c’è il giudice istruttore che invece è indipendente dal potere politico, però è chiaro che se il PM sotto controllo politico non ti avvia un’indagine, tu giudice istruttore come fai a recuperarla? Quindi è molto meglio il sistema italiano, dove anche il PM è indipendente, fa parte dello stesso ordine giudiziario, perché? Perché è semplice, la nostra il costituzione da questo punto di vista è perfetta, se la legge è uguale per tutti e tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, questo principio deve essere garantito dal fatto che il Magistrato, il PM deve essere obbligato a coltivare le notizie di reato, purché siano minimamente fondate, che gli vengono denunciate o dai cittadini vittime di reati o dalla Polizia giudiziaria, oppure che lo scoprono loro, i magistrati facendo le loro indagini, se potessero scegliere quali fare e quali no, non sarebbe più uguale la legge per tutti, perché? Perché il giudice sceglierebbe a capocchia cosa coltivare e cosa no.
Il corollario di tutto questo è che i giudici e anche i PM devono essere indipendenti, perché se dipendi dal governo e il governo dice al PM: tu quell’indagine non la fai, il PM l’indagine non la fa e quindi la legge non è più uguale per tutti, perché il PM coltiva soltanto le notizie di reato che fanno comodo al governo!
Per questo è un sistema armonico, perfetto che non si può toccare perché se si tocca un elemento viene giù tutto e noi ci dobbiamo affezionare ai valori costituzionali perché è un interesse del cittadino l’indipendenza della Magistratura tutta, di chi promuove le indagini e di chi poi giudica su quelle indagini.
In Belgio è come il Francia, c’è un giudice istruttore indipendente anche in Spagna, lì le carriere sono separate, la Spagna è un raro esempio di carriere separate e naturalmente il PM è sottoposto all’esecutivo, dipende dal governo, in Germania e in Olanda, i giudici e i PM fanno un percorso di formazione unitario, dopodiché le loro strade si biforcano, ma nessuno vieta a chi è andato a fare il giudice di passare a fare il PM e viceversa, è molto frequente che si passi dall’una all’altra carriera, in Gran Bretagna non ci sono i PM, l’iniziativa penale la prende la polizia e quindi è tutto sotto il controllo del Governo.
Negli Stati Uniti non ci sono sbarramenti tra il Pubblico Ministero e il Giudice anche se lì il sistema è molto diverso perché ci sono addirittura i magistrati elettivi. In Portogallo è molto interessante il caso del Portogallo perché all’inizio, in origine le carriere dei giudici e dei PM erano separate, poi il dittatore Salazar le ha riunificate, perché? Perché gli faceva comodo averle tutte nello stesso ordine per metterci le mani sopra, quando è arrivata la rivoluzione dei Garofani nel 1974 e ha liberato il Portogallo dal regime, ha subito separato i giudici e i PM e li ha resi indipendenti, sistema cioè come in Italia, cos’è successo? Che separati gli uni degli altri, separati i PM dai giudici, i PM sganciati dalla cultura dell’imparzialità che deve avere il giudice sono diventati delle iene, delle specie di mastini ferocissimi, un po’ giustizialista come si direbbe in Italia, popolarissimi perché sono quelli che mettono dentro la gente e poi se quella gente viene scarcerata o assolta dicono: eh, avete visto, noi li ficchiamo dentro e poi arriva il giudice e li mette fuori, quindi sono diventati un pericolo pubblico anche per i politici che pensavano che separando le carriere avrebbero indebolito i PM, in realtà li hanno rafforzati, hanno creato una casta di mastini, di persecutori, quasi, perché? Perché non avevano più la cultura comune con quella dei giudici, per questo in Italia è importante che restino i PM dentro l’ordine giudiziario, perché il mestiere del PM e quello del giudice, non è molto diverso, nel processo svolgono due funzioni separate: uno chiede e l’altro decide, uno propone e l’altro dispone, uno indaga e l’altro giudica, ma l’obiettivo comune è la ricerca della verità, il PM la cerca e il giudice la fissa, la stabilisce, la sentenzia, ma il loro obiettivo è la verità, il PM non ha il cottimo sulle condanne, il PM buono non è quello che fa condannare tanta gente, è quello che fa condannare tanti colpevoli, non tanta gente purché sia, l’importante è avere un colpevole, no devi avere il colpevole vero e quindi può esistere un PM magnifico, bravissimo, anche se non fa mai condannare nessuno, perché? Perché ogni volta si convince che quello che ha preso non è il vero colpevole e quindi un buon PM deve chiedere l’archiviazione e poi l’assoluzione della persona se non è arciconvinto che quella persona sia colpevole, non vengono giudicati dal numero delle persone che fanno condannare i magistrati, ecco la differenza tra i poliziotti e i magistrati, sono due funzioni importanti entrambe, ma il poliziotto viene giudicato dalle statistiche, ogni anno i poliziotti vengono premiati in base al numero di blitz, di persone che hanno arrestato, di droga che hanno sequestrato, il magistrato no, il magistrato non deve far condannare tanta gente pur di risolvere un caso, no, deve far condannare quelli giusti!

Il Pubblico Ministero cerca la verità, non la condanna (espandi | comprimi)
Il suo obiettivo è la verità, verità che verrà accertata dal giudice, ecco perché devono far parte della stessa carriera, perché devono formarsi entrambi non alla cultura della polizia, ma alla cultura dell’imparzialità.
Devono saper giudicare le prove, saper giudicare le persone, saper distinguere i colpevoli dagli innocenti e saper distinguere quelli sui quali ci sono le prove e quelli sui quali forse c’è il sospetto che siano colpevoli ma non ci sono le prove e quindi non possono essere condannati, noi separando le carriere ci avvicineremmo al modello del Portogallo post Salazar, cioè magistrati indipendenti, PM e giudici, ma separati con i PM che, non avendo più la cartiera e la cultura comune con il giudice, perdono di vista l’obiettivo dell’imparzialità e della verità e vanno in cerca di risultati, vanno in cerca di tante perquisizioni, arresti, condanne e se non ottieni la condanna ti metti a sbraitare di fronte all’opinione pubblica dicendo: avete visto i giudici? Sono troppo buonisti, assolvono la gente colpevole, no, il tuo obiettivo è quello di cercare la verità, il PM non è la pubblica accusa, non è vero che il PM è l’Avvocato dell’accusa come ripete Berlusconi, l’Avvocato dell’accusa non esiste nel nostro ordinamento e meno male che non esiste perché se viene preso un innocente, il PM ha il dovere di scoprirlo innanzitutto lui, prima ancora del giudice, prima ancora di portarlo davanti a un Tribunale che il tizio è innocente, è una tutela per noi cittadini, il vero garantista vuole un PM con la cultura del giudice, vuole un PM che la chiude subito un’inchiesta se si rende conto che i poliziotti hanno preso la persona sbagliata, poi può sempre sbagliare e è per questo che abbiamo vari gradi di giudizio e non è che ogni grado di giudizio, se cambia il giudizio da un grado all’altro, allora vuole dire che quelli di prima hanno sbagliato, vuole dire spesso che quelli di prima hanno valutato diversamente lo stesso materiale delle prove, l’errore giudiziario è quando proprio sbagli persona! Ma attenzione a non confondere il compito dell’Avvocato con quello del PM, l’Avvocato ha il dovere professionale di far assolvere il suo cliente, sempre, di tirarlo fuori dai guai sempre, non gli deve interessare se il suo cliente è innocente o colpevole, lui lo deve difendere al meglio! Anche se in cuor suo sente che l’imputato è colpevole, lui lo deve far assolvere e se non se la sente deve rinunciare al mandato, non può esistere un Avvocato che si convince che il suo cliente è colpevole e chiede la condanna, commette una gravissima infrazione disciplinare, viene sbattuto fuori dal suo ordine, un Avvocato che non tutela gli interessi del cliente, il magistrato deve tutelare gli interessi della collettività, quindi se si rende conto che ha sbagliato o che non ci sono le prove, ha il dovere di chiedere al giudice che questa persona venga liberata e prosciolta, perché? Perché non è l’Avvocato dell’accusa, è l’Avvocato dei cittadini, è l’Avvocato della verità, nessuno lo paga per far condannare o per far assolvere qualcuno, è lui che deve decidere in coscienza e in scienza sulla base del materiale che ha raccolto se l’indagato è o non è colpevole e se non è colpevole è lui il primo che lo deve salvare.
Non ci può essere un paragone tra il ruolo dell’Avvocato difensore che è un ruolo privato, è una parte privata, pagata dal suo cliente che deve fare di tutto per salvare il suo cliente e il magistrato deve semplicemente chiedere al giudice di stabilire la verità, non ha né il dovere di far condannare, né il dovere di far assolvere, non lo paga nessuno per rappresentare un interesse di parte, un interesse privato, rappresenta tutti e infatti si chiama “Pubblico Ministero” è il nostro primo scudo in un processo penale, prima ancora dell’Avvocato se il PM è onesto e sa fare bene il suo mestiere, provvederà lui a trovare le prove che la persona non c’entra niente, se poi qualcuno non lo fa, vuole dire che sta facendo male il suo lavoro di PM, ma quando avremo le carriere separate, se il PM verrà lasciato indipendente dal governo rischierà quella deriva portoghese che vi ho detto prima, di diventare una specie di braccio armato della Polizia e allora ti saluto le inchieste sulle forze dell’ordine, sui servizi segreti, sui poliziotti che picchiano a Genova o a Napoli, sui Carabinieri che trattano con la mafia o trafficano in droga, te le saluto se il PM diventa la longa manus delle forze dell’ ordine e ti saluto i diritti del cittadino, perché se non c’è più niente tra noi e le forze dell’ ordine, non c’è più un organo imparziale che fa da cuscinetto, si salvi chi può, il vero garantista vuole, in Italia che il sistema rimanga così, che si puniscano magari i magistrati che lavorano male, o che lavorano poco o che non sono imparziali, ma che si lasci il principio dell’indipendenza del PM dall’esecutivo e anche il principio della sua formazione comune con il giudice, anzi molto meglio e qui c’è una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 30 giugno 2000, che chiede agli Stati di fare come in Italia, gli stati ove il loro ordinamento giudiziario lo consente, adottino misure per consentire alla stessa persona di svolgere le funzioni di PM e poi di giudice e viceversa e questo per la similarità e la complementarità delle due funzioni, quindi non è vero che il resto d’Europa va in controtendenza, il resto d’Europa va verso il modello italiano e l’Italia che può vantare una volta nella vita di avere inventato qualcosa di buono, sta cercando da anni di abbandonare questo sistema.

Il PM che ha fatto il giudice è un migliore PM, rispetto a uno che ha fatto solo sempre il PM perché sa valutare il valore di una prova e il giudice che ha fatto il PM è un miglior giudice rispetto a quello che ha sempre e soltanto fatto il giudice perché riesce a compenetrarsi nel lavoro del PM e quindi anche lui riesce a valutare meglio com’è nata una prova e quindi che valore dare a una prova e alla fine ci guadagniamo noi, tutti i cittadini, passate parola!


27
lug

CSM senza politica

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi iniziamo una serie di puntate estive, quindi per vostra e per mia fortuna molto più brevi di quelle ordinarie, che vengono registrate perché parto in vacanza.

La cricca e il nuovo CSM (espandi | comprimi)
Questo lunedì parliamo del Csm che sta per essere totalmente rinnovato dopo che i magistrati hanno eletto i loro 16 consiglieri, cosiddetti togati.
Il Csm è formato da un Presidente che è il Capo dello Stato, il Presidente della Repubblica, ci sono altri due membri di diritto che sono il primo Presidente della Cassazione, il Procuratore Generale della Cassazione, quindi chi c’è in quel momento entra di diritto nel Csm, i due magistrati di vertice della Cassazione insieme al Capo dello Stato non sono eletti, ma sono lì sempre, poi c’è un vice Presidente che è eletto dal Parlamento, all’interno di 8 membri laici che secondo gli intendimenti dei nostri padri costituenti, devono essere degli alti esponenti del mondo del diritto, della giurisprudenza, delle persone di notoria competenza, autorevolezza, prestigio, indipendenza e che invece visto che sono eletti dal Parlamento, soprattutto negli ultimi decenni, sono diventati praticamente dei politici trombati in cerca di collocamento, oppure dei politici addirittura in servizio permanente effettivo che vanno a farsi 5 anni di Csm, poi se ne tornano all’attività politica e rappresentano così non il diritto, i cittadini in quanto eletti dal Parlamento, ma rappresentano i loro partiti.
Intanto vediamo cosa stabilisce la nostra Costituzione repubblicana sul Csm che è un organo costituzionale, all’Art. 104 leggiamo “la Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, quindi è un ordine ma è anche un potere dello Stato, il Csm è presieduto dal Presidente della Repubblica, ne fanno parte di diritto il primo Presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione, gli altri componenti sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari, tra gli appartenenti alle varie categorie e per 1/3 dal Parlamento, ve l’ho detto, nell’attuale composizione sono 8 i laici e 16 i togati, quindi 1/3 e 2/3.
Per 1/3 dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche e Avvocati dopo 15 anni di esercizio, in Consiglio elegge un Vicepresidente tra i componenti designati dal Parlamento, i membri elettivi del Consiglio durano in carica 4 anni, prima ho detto una sciocchezza, ho detto 5 invece sono 4 gli anni di durata e non sono immediatamente rieleggibili, devono almeno aspettare un turno per tornarci, non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
Spettano, Art. 105, al Csm, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati. Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso, dice l’Art. 106, la legge sull’ordinamento giudiziario può mettere alla nomina anche elettiva di Magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli, su designazione del Csm possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di Cassazione per meriti insigni professori ordinari di università in materie giuridiche e abbiano 15 anni di esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori, questo è quello che bisogna sapere sul Csm.
Adesso cosa sta succedendo? Sta succedendo che la Magistratura, almeno una parte di essa è nel centro delle polemiche perché un bel gruppetto di magistrati sono stati beccati, grazie alle intercettazioni telefoniche in rapporto con i faccendieri di quella che è stata chiamata la nuova P2 o detta anche P3, gente che aveva rapporti con Carboni condannato per il crac dell’ambrosiano con Dell’Utri condannato definitivamente per evasione fiscale e condannato in appello per mafia, imputato in altri processi per calunnia etc., con un certo Pasqualino Lombardi, un geometra in pensione di Avellino che incredibilmente riusciva ad arrivare dappertutto, con un certo Arcangelo Martino anche lui condannato per concussione, ex socialista, ora nel Popolo della Libertà e altri personaggini, tra questi magistrati presi in rapporti con questa cricca ci sono il sottosegretario alla Giustizia, Massimo Caliendo, c’è il Giudice Gargani, fratello di un deputato ex democristiano e poi di Forza Italia, c’è il Giudice Marra che è stato spinto alla presidenza della Corte d’Appello di Milano anche da pressioni di questa cricca, ci sono giudici come il Presidente della Corte d’Appello di Salerno Marconi e altri dei quali si sta occupando anche il Csm.
Le pressioni di questa cricca venivano rivolte a membri del Csm, per far nominare magistrati amici, considerati affidabili dalla cricca e dai mandanti della cricca, oppure per non nominare magistrati non affidabili, questo Consiglio mentre nominava magistrati di quel genere, non dimentichiamo la figura del primo Presidente della Cassazione che fortunatamente da un mese o due è andato in pensione, Vincenzo Carbone che era anche egli intimo di quel Pasqualino da Avellino e è il primo Presidente della Cassazione che ha presieduto le sezioni unite che hanno cacciato o punito magistrati evidentemente inaffidabili per queste cricche come Clementina Forleo, Luigi De Magristris, Nuzi, Verasani e Apicella a Salerno, hanno punito Alfonso Sabella che non ha ottenuto le nomine che aveva chiesto e che è stato sottoposto a un discreto linciaggio dopo essersi opposto alla dissociazione, un progetto che fa parte del trattative Stato – mafia quando lui era al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, alla direzione delle carceri, magistrati inaffidabili al potere, questa cricca e i suoi amichetti, tra i laici e anche tra i togati di diritto del Csm, sono stati messi da parte o addirittura puniti.
Per questo, per recuperare il prestigio del Csm, sarebbe assolutamente necessario che questo nuovo Csm, venisse composto da personaggi di specchiata indipendenza e autonomia, che si ritornasse a quello spirito costituzionale che voleva arrivare a consigli migliori nel mondo del diritto, infatti i nomi non mancano, ci sono insigni giuristi, insigni costituzionalisti che potrebbero essere votati dal Parlamento, anche perché poi tra loro verrà scelto il successore di Mancino, il Vicepresidente e Mancino, ce ne siamo occupati diverse volte, non possiamo certamente dire che sia stato un Vicepresidente che rappresentasse un capolavoro di autonomia e indipendenza, ha sempre fatto politica fin da giovane, nella DC, poi nel Partito Popolare, nella Margherita, in questi anni si è visto dalle sue decisioni, dalle sue prese di posizione, che non era certamente una figura tra quelle auspicate come rappresentative di un’indipendenza assoluta, aveva anche lui i suoi amici etc., poi è naturale, mica nessun delitto, ma sarebbe meglio che i membri del Csm, soprattutto il Vicepresidente non avesse amicizie e una carriera politica così attiva e così, in qualche modo, influenzante alle sue spalle.

Un CSM pulito nell’interesse di tutti (espandi | comprimi)
Quindi sarebbe opportuno che i partiti facessero non uno, ma 10 passi indietro, sarebbe opportuno che il Capo dello Stato li invitasse nel momento in cui dice: eleggete i membri laici, perché i membri laici devono essere votati dal Parlamento con maggioranza qualificata, non con il 50% e quindi il rischio è che avvenga una spartizione, che il centro-destra dica al centro-sinistra: noi certa gente ve la votiamo e certa gente non ve la votiamo, ma anche che il centro-sinistra dica al centro-destra: certa gente non ve la votiamo, ne votiamo degli altri.
Quindi urge un appello del Presidente del Csm, affinché si eviti di mandare avvocati di politici o politici in servizio permanenti e invece purtroppo i nomi che si leggono sui giornali per gli 8 membri laici del nuovo Csm, sono tutti politici o Avvocati di politici, peraltro con delle storie tutt’altro che cristalline.
Il centro-destra ne dovrebbe eleggere 5 e il centro-sinistra ne dovrebbe eleggere 3, tra i quali dovrebbe essere tratto il Vicepresidente del Csm, che Berlusconi voglia mettere dei suoi amichetti affidabili lo sappiamo, la sua concezione delle istituzioni è una concezione proprietaria, io mando lì gente fedele a me, pensa così persino della Corte Costituzionale, figuratevi del Csm, infatti ci vuole mettere Biondi l’ex Ministro della il giustizia, quello del Decreto Salvaladri, quello delle ispezioni contro la Procura di Milano, nonché parlamentare da 50 anni, a dire poco.
Ci vuole mandare Gargani, il fratello del Magistrato che è sotto procedimento disciplinare per i rapporti con la P3 e non stiamo parlando del colpe di un fratello che devono ricadere sull’altro, ma i fratelli Gargani, come ha raccontato Il Fatto l’altro giorno, anche loro avellinesi, hanno una storia in comune, il Giudice Gargani, fratello dell’On. Gargani, è stato spesso al Ministero, ha lavorato spesso al Ministero, dentro governi di Berlusconi, quindi non stiamo parlando di capolavori di lontananza dalla classe politica e poi vogliono mettere, si parla di altri.
Quindi è ovvio che da Berlusconi non ci si può attendere che nomini persone di specchiata indipendenza e autonomia, ci sarebbe da meravigliarsi lo facesse, c’è da aspettarsi però che lo facciano altri, per esempio i finiani, i quali invece pare che vogliano nominare un certo Lo Presti che è un Avvocato siciliano che ha fatto il parlamentare anche lui più volte, che non è certamente rispondente a quei criteri di estraneità ai giochi della politica e ci sarebbe da attenderselo dal PD, il quale essendo insieme all’Italia dei Valori, e all’Udc all’opposizione, è chiamato a concordare 3 candidature, a meno che l’Udc non ottenga una delle 5 del centro-destra e chi vogliono mettere questi signori del PD? Vogliono mettere l’ex Avvocato di D’Alema, Guido Calvi è un ottimo Avvocato, persona eccelsa, ma anche lui nel pieno della contesa politica, oltre a avere rappresentato D’Alema, per esempio nel caso Unipol, dove si scatenò contro i magistrati che avevano indagato, osato indagare sui rapporti tra D’Alema e consorte e raccogliere le intercettazioni e chiedere al Parlamento di utilizzarle, Guido Calvi era proprio uno degli ayatollah contro Clementina Forleo etc., è opportuno che l’Avvocato di D’Alema vada al Csm, assolutamente no, come non è opportuno che ci vada Fanfani nipote di cotanto politico e anche lui persona perbenissimo naturalmente, però anche lui parlamentare della Margherita per diversi anni e poi non è opportuno che ci vadano altri politici i cui nomi si fanno in questi giorni.
L’Udc chi ci vuole spedire? Ci vuole spedire Michele Vietti, fedelissimo di Casini, è un politico democristiano torinese, che ha fatto il sottosegretario alla Giustizia nel secondo governo Berlusconi, quando l’Udc stava con Berlusconi e come sottosegretario alla Giustizia ha condiviso e votato e contribuito a scrivere tutte le leggi vergogna della legislatura dal 2001 al 2006 e materialmente si è occupato di stilare le tabelle con le soglie di non punibilità per la legge sul falso in bilancio, sapete che il falso in bilancio è reato soltanto quando si superano certe soglie e guarda caso Vietti calcolò quelle soglie in modo che Berlusconi ci stesse dentro per mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, vogliono mandare questo al Csm e addirittura con l’appoggio del PD, eleggerlo Vicepresidente del Csm al posto di Mancino.
Ricordo che anni dopo, persino Tremonti disse che forse era il caso di ripristinare il reato di falso in bilancio come era prima, ma Vietti rispose: sono contrario a cambiare di nuovo il falso in bilancio, una nuova riforma farebbe sospettare che la precedente sia stata fatta per salvare dal processo qualche imputato in particolare, ma va?! E certo la volevano cambiare dopo che la legge sul falso in bilancio, aveva consentito a Berlusconi di mandare in fumo i suoi processi per falso in bilancio, con la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” perché l’imputato con l’aiuto di Castelli e di Vietti, gliel’aveva depenalizzato e questa dovrebbe essere la figura destinata a restituire il prestigio di autonomia e di indipendenza di un Csm inquinato dalla P3, ci si manda uno politicamente inquinato già in partenza, non c’è neanche il timore che si inquini dopo perché arriva già inquinato prima e il PD vuole fare una scelta di questo genere?
Noi su Il Fatto abbiamo lanciato un appello ai finiani, al PD e all’Italia dei Valori perché mandino personalità di provata indipendenza, che non abbiano tessere, avventure politiche alle spalle, finora ci ha risposto soltanto Di Pietro, Micromega ha lanciato un appello firmato da Margherita Hack, Paolo Flores D’Arcais, Andrea Camilleri e Umberto Eco in tal senso e non hanno avuto risposte, hanno avuto naturalmente decine di migliaia di persone che l’hanno sottoscritto, anzi andate sul sito di Micromega oppure su quello del Il Fatto quotidiano, sottoscrivetelo, solo Di Pietro ha risposto dicendo: non metto, inizialmente sembrava intenzionato a mettere l’Avvocato Li Gotti che un’ottima persona anche lui, ma è parlamentare, è stato sottosegretario del Governo Prodi, quindi non è bene che in questa fase ci vadano uomini di partito, infatti Di Pietro ha detto: faccio un passo indietro e per me va bene se sosteniamo giuristi come Vittorio Grevi, come l’ex Presidente della Consulta Gustavo Zagrebelsky, come l’ex giudice Bruno Tinti o come Franco Cordero, uno dei padri del diritto penale, della procedura penale in Italia, sono questi i nomi naturalmente che sarebbero auspicabili e tanti altri ce ne sono il Prof. Giostra, il Prof. Ainis, Lorenza Carlassare collaboratrice de Il Fatto, costituzionalista insignissima, Borrelli, l’ex Procuratore di Milano, che sarebbe una figura altissima e nobilissima e darebbe lustro a questa istituzione, credo che dipenda molto anche da noi che il Consiglio Superiore uscirà da questa settimana che comincia oggi, dipende dalla pressione che questi appelli e dal numero di firme che questi appelli riceveranno per fare pressione sul Partito Democratico dove già gli amici di D’Alema pare si siano messi d’accordo con gli amici di Casini per mandare avanti Vietti in cambio del permanere di Casini all’opposizione della sua resistenza alle sirene per un ritorno di fiamma con Berlusconi nelle cene a casa Vespa, il Csm usato addirittura, come merce di scambio per contropartite politiche, questo è quello che non solo si spera, ma che bisogna pretendere dai partiti di opposizione, gli elettori del PD se lo ricordino, è in queste fasi cruciali che si valuta la qualità dell’opposizione e è in queste frasi cruciali che bisogna decidere per chi votare alle prossime elezioni in qualunque momento saranno, se il PD si presterà a questo orrendo inciucio per mandare Vietti o altri politicanti al Csm, vorrà dire che non ha imparato nessuna lezione e che è rimasto lo stesso di prima e che quindi non merita nessuna fiducia.

L’unico modo per farglielo sapere è scrivere, telefonare, firmare l’appello, mandare fax, e-mail a questi signori con la minaccia di non votarli mai più, se non ci daranno finalmente un Csm dal quale scompaiano le zampe dei partiti, almeno di alcuni partiti che dicono, sostengono e sperano che la gente ci creda di essere diversi da Berlusconi, passate parola!

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Wikio

21
lug

Borsellino ucciso e dimenticato

Testo:
Buongiorno a tutti, siamo a Palermo, all’Hotel delle Palme, ieri sera abbiamo presentato il film in Dvd curato da Marco Canestrari che è qua dirimpetto a me dietro alla telecamera e Salvatore Borsellino, su Paolo Borsellino e si intitola “Via d’Amelio una strage di Stato”.

Via D’Amelio, strage di Stato (espandi | comprimi)
Oggi è il 18° anniversario della strage di Via d’Amelio e non possiamo che parlare di questo argomento, argomento che trovate sui giornali di stamattina con dei titoli sulla delusione o sul fallimento delle manifestazioni di ieri per la vigilia dell’anniversario, in realtà non c’è stato nessun fallimento, c’è stato un corteo silenzioso al Castello Utveggio, il Castello da cui, secondo molti esperti, partì prima l’osservazione del momento in cui Borsellino si avvicinava alla pulsantiera dei citofoni di casa di sua madre e in quel momento partì poi l’input elettronico per la detonazione dell’intera piazza.
Quindi c’erano decine di giovani delle Agende rosse, non era una manifestazione oceanica, né lo doveva essere, era un piccolo pellegrinaggio in un grande cinema del centro storico abbiamo presentato questo film e c’era il cinema stracolmo sebbene il clima fosse torrido e l’aria condizionata non funzionasse e all’esterno c’erano anche più persone rispetto a quelle che erano riuscite a entrare che hanno potuto seguire almeno il dibattito collegate con uno schermo, all’interno ovviamente c’era Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Gioacchino Genchi, Nicola Biondo, il sottoscritto e tutti i ragazzi che hanno animato questa 3 giorni di manifestazione per il 19 luglio, c’era anche Claudio Gioè, l’attore che ha letto il racconto di Manfredi Borsellino sull’ultima giornata del padre nel film di cui vi parlavo.
Ma siccome ieri sera c’erano alcune migliaia di persone vedrete che nessuno ne parlerà, fa molto comodo sulla stampa di regime accreditare l’idea di una Palermo morta, rassegnata, di un paese che se ne infischia delle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e di un paese che anche se non arriva la verità non importa. Il problema è che la verità è un po’ più forte di questi tappi e quindi di questi coperchi che si cercano di mettere, ormai complice anche la crisi di sistema che stiamo vivendo ogni giorno aggiunge un pezzo di verità, peraltro ci riflettevo ieri sera vedendo quel film fatto da ragazzi che potrebbero essere miei figli ormai, è un film che denota come ci siano migliaia di persone, anche molto giovani che hanno capito tutto di quello che è successo a Capaci e Via d’Amelio, ci mancano un po’ i nomi e i cognomi di alcuni personaggi chiave di questa storia, ma sappiamo benissimo da dove arrivano, ma sappiamo benissimo quali sono gli ambienti, ma sappiamo benissimo chi ha fatto le trattative e sappiamo benissimo che le trattative non potevano farle due ufficiali del Ros senza avere dietro il Governo e probabilmente anche l’opposizione perché altrimenti mai si sarebbero azzardati a fare una mossa così rischiosa come trattare con Vito Ciancimino e mai Vito Ciancimino si sarebbe azzardato a compiere una mossa così rischiosa, come quella di rappresentare un trait d’union tra Cosa Nostra e le istituzioni, è chiaro che tutti dove essere ben coperti e tutti dovevano rappresentare chi dicevano di rappresentare.
Dicevo che vengono fuori pezzi di verità ogni giorno, anche grazie al lavoro di giornalisti, di intellettuali, di riviste, di editori, di giornali, uno a caso su Il Fatto Quotidiano ieri mentre tutti titolavano su strane cose “Tremonti contrario al governo tecnico” notizie proprio da leccarsi i baffi, Marco Lillo rilevava l’ultima carta che il figlio di Ciancimino consegna alla Magistratura di Palermo e di Caltanissetta che indagano ciascuna nel suo ambito sui retroscena della strage di Via d’Amelio e è una carta molto imputate perché è un appunto manoscritto proprio di pugno del padre, Vito Canciamino il quale scrive nel 1993 a chi? Dice Marco Lillo, un personaggio dell’economia che stava per assurgere al ruolo di Premier, nel 1993 si avvicendano due governi nel mese di aprile, cade il governo Amato, ultimo governo della Prima Repubblica e nasce il Governo Ciampi, quest’ultimo è un governo tecnico presieduto dal governatore uscente della Banca d’Italia, quindi è probabile che sia lui il personaggio dell’economia che allora sembrava poter assurgere al ruolo di Premier, Ciampi fa da cerniera tra la prima e la seconda Repubblica perché dopo quel governo tecnico si va a votare nelle elezioni del 27 allora 1994 e vince Berlusconi.
Don Vito è in carcere, è stato arrestato a dicembre del 1992, subito dopo avere consegnato ai Carabinieri per conto di Provenzano tramite il figlio Massimo che faceva da postino tra le mappe del nascondiglio di Riina, dove Riina il 15 gennaio 1993 è stato poi arrestato a poca distanza dalla villetta di Via Bernini dove latitava, quindi Vito Ciancimino è in carcere in quel momento e scrive una lettera, continua a tentare di farsi sentire dalla Commissione parlamentare antimafia presieduta da Luciano Violante che si guarda bene dal sentirlo e scrive a Ciampi alcune cose molto interessanti se questo documento fosse poi convalidato e certificato come autentico e datato con precisione, sarebbe fondamentale per l’inchiesta e per il processo sulla trattativa perché dice Vito Ciancimino: il regime sta tentando il suo capolavoro finale, chissà a quale capolavoro si riferiva e chissà a quale regime si riferiva, ma il regime per Ciancimino non è un termine generico, Ciancimino chiamava regime quel grumo di poteri marci che si erano spesso serviti di lui e di cui spesso lui si è servito, quindi erano quegli uomini dei servizi che lo bazzicavano da 30 anni, un po’ per tenerlo d’occhio, un po’ per orientarlo, un po’ per esserne orientati, forze di polizia, forze dell’alto commissariato antimafia di Palermo, pezzi di politica con i quali Ciancimino aveva avuto rapporti, quello era quello che lui chiamava il regime e era quella zona grigia che c’è a metà tra lo Stato e la mafia e che però tocca sia pezzi dello Stato, sia pezzi della mafia.

La nuova lettera di Vito Ciancimino (espandi | comprimi)
Dice: il regime sta tentando il suo capolavoro finale l’operazione gattopardesca, cambiare tutto perché non cambi nulla, infatti Ciancimino è servito per catturare Riina e per poter esibire il trofeo della testa di Riina e intanto dietro quella testa si nasconde il fatto che lo Stato si è affidato nelle mani di Provenzano, non ha perquisito il covo di Riina, non ha voluto trovare le prove della trattativa.
Quelle prove sono rimaste nelle mani di Provenzano, quest’ultimo diventa un’intoccabile, se ne va in giro per l’Italia tranquillo e beato sebbene sia latitante da 30 anni e incontra per 6 volte a Roma, fino a poco prima di essere arrestato nel 2006, Vito Ciancimino quando tornerà agli arresti domiciliari ma non sarà asso sorvegliato o almeno è sorvegliato fino a quando non arriva a trovarlo Provenzano, dopodiché dato che non lo devono e non lo possono arrestare, si dileguano tutti, quindi il capolavoro finale è l’operazione gattopardo che porta alla rimozione di Vito Ciancimino che viene arrestato dopo avere di fatto aiutato la cattura di Totò Riina, viene posato e sostituito da qualcun altro per fare la trattativa finale, il capolavoro finale che porterà di lì a poco alla nascita di Forza Italia, chi è che sostituisce Ciancimino secondo molti inquirenti è Marcello Dell’Utri e infatti si mette in azione proprio tra il 1992/1993 e si inventa il partito di Forza Italia e si incontra nel 1993 2 volte con Vittorio Mangano.
Aggiunge dopo questa prima frase Ciancimino “faccio parte di questo regime e sono consapevole che solo per il fatto di farne parte presto ne sarò escluso” ha già capito che è stato arrestato perché è stato messo da parte, è stato deposto, non serve più, è meglio che stia in galera, almeno così non parla, e poi aggiunge: “dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzata dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo si è decisi finalmente costretti dai fatti di accettare l’unica soluzione possibile per poter cercare di rallentare questa ondata di sangue che al momento rappresenta solo una parte di questo piano eversivo” poi aggiunge “ho più volte chiesto invano di essere ascoltato dalla Commissione antimafia, noi non sappiamo se questa lettera giunse a destinazione, all’allora personaggio dell’economia che stava per diventare capo del Governo, sappiamo però che sta parlando a pochi mesi dalle stragi di Capaci e di Via d’Amelio e a poco prima delle stragi dell’estate del 1993, infatti dice che questo bagno di sangue è ancora ben lontano dall’essere concluso e infatti di lì a poco ci saranno le stragi di Firenze, di Milano e di Roma e del resto se siamo prima della nascita del Governo Ciampi dovremmo essere prima di aprile del 1993, sabato dopo la cattura di Riina, 6, 7 mesi dopo le stragi di Capaci e di Via d’Amelio.
Questa lettera scrive Lillo è importante per 3 motivi: 1) perché data il tentativo di Mori dopo la strage di Capaci ma prima di Via d’Amelio, poi vi spiego perché è importante, poi perché inserisce le stragi di mafia in un disegno più ampio di tipo eversivo elaborato da un architetto che governa un sistema di cui Don Vito stesso fa parte, anche se per poco, perché sente che la sua stagione è finita, infine perché la lettera, se è autentica naturalmente, conferma le ipotesi più inquietanti della Magistratura sul movente della morte di Borsellino, il giudice amico di Falcone si sarebbe opposto alla trattativa secondo la lettera attribuita a Don Vito dal figlio, questo potrebbe essere stato il motivo dell’accelerazione della sua condanna a morte.
Cosa c’è qui importante? C’è il fatto che il Gen. Mori non nega di avere avuto incontri con Vito Ciancimino, ma sostiene di averli avuti soltanto dopo la strage di Via d’Amelio e così facendo esclude e radice la possibilità che Borsellino sia stato eliminato a causa della sua opposizione alla trattativa, se la trattativa Mori l’ha iniziata dopo la morte di Borsellino, se invece l’avesse iniziata prima della morte di Borsellino allora ci sarebbe il fondato sospetto che Borsellino, avvertito della trattativa, abbia detto “no” e quindi sia stato eliminato per rimuoverlo dalla strada della trattativa.
Questa lettera è utile perché conferma quello che ha sempre raccontato il figlio di Ciancimino oltre a averlo già raccontato diversi pentiti di mafia, che Riina dopo la strage di Capaci e prima di quella di Via d’Amelio era tutto contento e gongolante perché diceva: si sono fatti sotto – i suoi referenti politici – e bisogna dare un altro colpetto e era un colpetto che non conveniva alla mafia, perché la mafia non aveva nessun interesse a uccidere Borsellino subito dopo Falcone, lo Stato se l’era già bellamente dimenticata la strage di Capaci un mese dopo i funerali di Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, il Decreto antimafia varato sabato dopo Capaci da Martelli era stato immediatamente affossato in Parlamento e non convertito in legge, bastava lasciare tranquille le cose ancora per qualche settimana e l’avrebbero dimenticato lì per sempre.
Invece la strage Borsellino a meno di due mesi da quella di Falcone costringe a furor di popolo lo Stato a varare e a convertire in legge il 6 agosto, credo, quel Decreto antimafia con tutte le norme sui pentiti etc., quindi alla mafia non conveniva ma Riina sa che comunque a lungo periodo quel favore che lui sta facendo a quei referenti che si sono fatti sotto, porterà dei benefici alla mafia, verrà remunerato molto bene e contro l’interesse immediato e spicciolo di Cosa Nostra, fa questo attentato, eliminando Borsellino.

La trattativa c’è stata (espandi | comprimi)
Se questa lettera sarà dimostrata autentica e avrà la datazione che si pensa che abbia, è un documento dell’epoca, di pochi mesi dopo quei fatti in cui Vito Ciancimino tenta di dire al Presidente del Consiglio che sta arrivando, finalmente un tecnico, quindi magari un po’ fuori dai giochi di potere dei governi politici e alla Commissione antimafia di Violante che non lo vorrà sentire mai, che lui sa e chi meglio di lui lo può sapere quando il Gen. Mori ha iniziato la trattativa.
E dice che è iniziata prima della strage di Via d’Amelio e subito dopo quella di Capaci e questa sarebbe una smentita inoppugnabile perché risale al 1993, prima che nascesse questa diatriba della versione del Gen. Mori che invece la data dopo la strage di Via d’Amelio, infatti nella lettera si legge: dopo un primo scellerato tentativo di soluzione avanzato dal Colonnello Mori per bloccare le stragi, tentativo di fatto interrotto dall’omicidio Borsellino, sicuramente oppositore fermo di questo accordo, si è decisi finalmente costretti dai fatti a accettare l’unica soluzione possibile etc..
E quale era questa soluzione possibile? Evidentemente un accordo più ampio di quello che proponeva inizialmente Mori e qui naturalmente Ciancimino voleva mettere sul gusto i suoi interlocutori per poter raccontare il resto, ma nessuno l’ha voluto ascoltare, la cosa interessante in tutte queste vicende è che parlano molto più i mafiosi o i figli dei mafiosi che non gli uomini dello Stato e delle istituzioni, abbiamo dovuto aspettare 18 anni perché nell’autunno scorso a Annozero Claudio Martelli si ricordasse che il suo Ministero della Giustizia informato di quei contatti tra il Ros e Ciancimino padre, aveva avvertito Borsellino e Borsellino si era detto, come possiamo immaginare questo ovvio, fermamente contrario a quella trattativa, quindi anche Martelli conferma che la trattativa è prima dell’attentato di Via d’Amelio, altrimenti come facevano a avvertire Borsellino, se il Borsellino era già morto? Avrebbero dovuto avvertire un morto se la trattativa fosse partita dopo.
Liliana Ferraro dirigente del Ministero che aveva preso il posto di Falcone anche lei conferma di avere avvertito Borsellino, quindi è evidente che anche per lei la trattativa di Mori e del Ros risale a prima della strage di Via d’Amelio e potrebbe esserne la causa, come dice questo appunto di Vito Ciancimino e poi è arrivato Violante bel bello che l’estate scorsa, dopo che il figlio di Ciancimino ha raccontato queste cose, si è ricordato anche lui, 18 anni dopo, che effettivamente il Gen. Mori spingeva con lui il Presidente dell’antimafia, partito comunista, opposizione, perché incontrasse Ciancimino, il generale dei Carabinieri che sponsorizzava un incontro privato, questo dice Violante, tra il capo dell’antimafia comunista e l’ex Sindaco mafioso di Palermo e Violante non si è domandato perché Mori era diventato una specie di rappresentante delle istanze di Ciancimino e soprattutto non ha mai detto nulla di tutto questo negli anni in cui la Procura di Palermo ha processato Mori prima per la mancata perquisizione del Covo di Riina e poi per la mancata cattura di Provenzano nel 1995 nel casolare di Mezzojuso.
Non ha fatto nulla per aiutare le indagini sul Gen. Mori e solo quando il figlio di Ciancimino ha raccontato che suo padre voleva una copertura anche a sinistra da Violante, allora Violante tarantolato ha ricordato quel particolare che avrebbe potuto essere utilissimo, perché dimostra il link che si era creato strettissimo tra il Gen. Mori e Vito Ciancimino, al punto che il Gen. Mori andava in giro a cercare di piazzare Vito Ciancimino a destra e come abbiamo visto a sinistra.
I mafiosi, i figli dei mafiosi parlano più dei politici, forse sarà un caso se tutti i politici della memoria corta o selettiva o intermittente solo non hanno perso colpi nella loro carriera ma hanno continuato a mantenere altissimo il loro livello di carriera, quelli che hanno dimenticato tutto e quelli che stanno cominciando a ritrovare la memoria soltanto quando vi sono costretti dalle dichiarazioni dallo Spatuzza o del Ciancimino figlio di turno, oppure dalle carte del padre che ritornano, come dall’oltretomba a rivelare delle verità che la mafia è paradossalmente più disposta a raccontare che non lo Stato.

Credo che questo sia il quadro che noi oggi possiamo fare, aspettiamo che i magistrati diano i nomi e i cognomi al trait d’union di quella trattativa e scoprano tutto quello che c’è da scoprire, ma il quadro di insieme di queste stragi l’abbiamo capito e credo che possa essere ben sintetizzato dal film che ieri sera è stato presentato dal movimento delle Agende rosse a Palermo e cioè “Via d’Amelio una strage di Stato” buona settimana, passate parola!





17
lug

LA GRANDE ABBUFFATA

Testo:
Buongiorno a tutti, oggi siamo a Roma alla redazione de Il Fatto, questo è l’ufficio del direttore Padellaro che è in riunione e quindi mi sono imbucato per qualche minuto per parlarvi di una vicenda che è veramente ai confini della realtà o forse sta nel pieno della nostra realtà, ma che come ha scritto Michele Serra, dimostra tra l’altro che siamo un paese per vecchi anche per quanto riguarda i faccendieri, non c’è ricambio tra i faccendieri, arrestano sempre i soliti.

Nuova P2, vecchi piduisti (espandi | comprimi)
Flavio Carboni ha 78 anni, credo che abbia più arresti all’attivo che capelli in testa, infatti ha il parrucchino, ha 3 bypass eppure è sempre in piena attività illecita secondo i magistrati.
Ma oggi non parleremo di reati chi se ne importa dei reati, quello che è importante è vedere i comportamenti che emergono dalle intercettazioni che forse sono tra le ultime che si riusciranno a fare prima che si abbatta sulla Magistratura la mannaia della legge Bavaglio, la vicenda è molto interessante proprio perché Flavio Carboni è un pregiudicato, un plurirecidivo, è noto a tutti, tutti conoscono il suo volto in quanto fin da quando avevamo i pantaloni corti e andavamo all’asilo nido sentivamo parlare del faccendiere Carboni che era finito in galera per l’omicidio Calvi, per la borsa di Calvi, per questa truffa, per quel pasticcio etc..
E’ stato condannato a 8 anni per la bancarotta fraudolenta dell’ambrosiano, la più enorme bancarotta fraudolenta della storia d’Europa prima del crac Parmalat, la bancarotta che ha rovinato decine di migliaia di famiglie, uno così in un altro paese non so se sarebbe ancora in galera, forse sì e quindi non ci sarebbe bisogno di rimettercelo ogni tanto, certamente non verrebbe invitato nei salotti buoni della politica, perché quando uno è bruciato, è bruciato, almeno questa dovrebbe essere la regola, da noi invece ogni volta che vengono arrestati o condannati acquistano dei punti da inserire nel curriculum, quindi noi ritroviamo Flavio Carboni insieme a altri “faccendieri” gestire riunioni nella casa privata del coordinatore del Popolo delle libertà, uno dei tre triumviri Verdini, gli altri due sono Bondi e La Russa, Verdini è l’azionista di maggioranza, che ci facevano a casa di Verdini? Si occupavano o tentavano, a volte ci riuscivano e a volte no, di pilotare vicende giudiziarie, di aggiustare vicende giudiziarie, si occupavano di nomine, promozione di magistrati, punizioni di magistrati che non rigavano diritto, con ispezioni ministeriali, spesso a queste simposi partecipava il capo dell’ispettorato del Ministero della Giustizia, il chiacchieratissimo giudice napoletano Arcibaldo Miller, c’era il sottosegretario alla giustizia Caliendo che è un ex magistrato e che è fedelissimo del cosiddetto Ministro della Giustizia Alfano, quindi promuovere i magistrati che rigano dritto, punire i magistrati che deviano, influenzare verdetti della Corte di Cassazione, per esempio quello che doveva annullare il mandato di cattura spiccato dal G.I.P. di Napoli contro il sottosegretario Cosentino per camorra, decidere di doveva andare a fare il Presidente della Corte d’Appello di Milano tra un magistrato, oltre che di magistratura democratica anche di grandissima esperienza, un certo Rordorf, e invece un magistrato un po’ così, così che piaceva a questa cricca, un certo Marra, naturalmente ha vinto Marra e ha vinto Marra perché il Vicepresidente del Csm Mancino che risulta dalle intercettazioni contattato da questi faccendieri, all’ultimo momento ha cambiato posizione, sembrava dovesse votare per Rordorf, invece ha votato per Marra.
Questa è l’attività che si è scoperta grazie a intercettazioni telefoniche di questa banda, faccio una previsione, penso che prima o poi scopriremo che queste stesse persone o altre persone con gli stessi sistemi hanno trafficato per far fuori Clementina Forleo, Luigi De Magistris, il Procuratore di Salerno Apicella e i suoi sostituti Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani perché la logica è esattamente questa, a me sembra che l’aspetto più interessante di questa indagine in attesa di sapere se è vero che c’è la nuova P2, se è la vecchia, se è una P3, se ci sono dei reati in queste vicende, se non ci sono, la cosa più interessante di questa vicenda è che questa vicenda smonta ancora una volta uno dei luoghi comuni che ci sono stati propinati martellantemente per 15 anni, che il problema in Italia sarebbe la magistratura politicizzata e fino a qui sono d’accordo, la magistratura non deve essere politicizzata, ma chi sono i magistrati politicizzati? Se qualcuno fa una domanda per la strana: chi sono i magistrati politicizzati si sentirà rispondere regolarmente che sono i magistrati del pool di mani pulite che hanno fatto le indagini di mani pulite, uno dei quali poi si è dimesso dalla magistratura e è entrato in politica, sentirete dire che i magistrati politicizzati sono i PM del pool di Palermo che hanno processato molti politici della prima e anche qualcuno della seconda Repubblica e che adesso stanno indagando sui mandanti occulti delle stragi, i magistrati politicizzati sono quelli che hanno indagato sul sequestro di Abu Omar da parte di spie italiane e americane, sono quelli che volevano fregare il povero D’Alema e il povero Consorte ai tempi delle scalate bancarie, sono quei magistrati che si occupano di politici, quelli sarebbero i magistrati politicizzati e siccome i politici sono di varia colorazione, i magistrati politicizzati a volte vengono identificati come magistrati di sinistra, a volte come magistrati di destra a seconda del colore dei loro indagati, a volte quando poi indagano sia su quelli di destra che su quelli di sinistra allora si dice che sono mandati dalla Cia o dal KGB o dai poteri forti o dalla Spectre per delegittimare l’intera classe politica e prendere il potere come i golpisti in Grecia, in Turchia o in SudAmerica, per fortuna poi vengono fuori queste intercettazioni e si capisce che il problema sono i giudici politicizzati, sono i PM politicizzati, chi sono? Sono quelli che prendono ordini o ricevono favori o accettano intimidazioni dai politici e dalle cricche che fanno da cerniera tra il mondo del potere politico, economico – finanziario e la magistratura, i Carboni, Carboni lo dice in un’intervista: io propizio transazioni, io metto in contatto persone, io – dice a un certo punto in un’intervista al Corriere della sera ieri mattina, naturalmente è stata nascosta in basso a sinistra con un titolo “Carboni legge Schopenhauer e scrive a parenti e politici” dice – “Sono anticlericale ma anche religioso, la politica è fatta di compromessi e sono quelli che li fa raggiungere, mi occupo soltanto di affari di Stato, di operazioni che riguardano lo Stato non le basterebbe un mese se le dovessi raccontare tutta la mia vita, ma per adesso si accontenti, sono io che ho coperto la testa di Silvio Berlusconi, io che gli ho dato anche una delle case dove sta”, la casa è Villa Certosa che prima era di Carboni e poi è stata venduta a Berlusconi che era socio suo in molti affari in Sardegna, coprire la testa di Silvio Berlusconi cosa vuole dire? Mettergli il parrucchino? No il parrucchino ce l’ha Carboni, Berlusconi ce l’ha coperta di bitume, allora coprire la testa di Silvio Berlusconi può voler dire soltanto un’altra cosa, cioè che Carboni è uno dei protettori di Silvio Berlusconi, peraltro stavano insieme nella loggia massonica P2, non c’è bisogno di immaginare la P3 per notare che c’è una comune fratellanza massonica che dura nei decenni, tant’è che sono passati, l’anno prossimo farà 30 anni allo scandalo dell’P2 il 1981 e ancora ci sono queste solidissime solidarietà e troviamo nello stesso salotto di casa Verdini il piduista Carboni condannato in via definitiva per il crac dell’ambrosiano e il coordinatore del partito di maggioranza relativa Denis Verdini, di cosa si occupano? Di mettere un giudice possibilmente amico alla Corte d’Appello di Milano dove passano i processi a Berlusconi, di intervenire presso la Corte Costituzionale per bloccare la maggioranza che voleva dire no al lodo Alfano in quanto incostituzionale, ancora una volta a protezione di Berlusconi, volevano salvare dall’arresto il sottosegretario Cosentino, volevano sputtanare con un falso dossier il rivale in Campania di Cosentino, Caldoro, che fu poi candidato e eletto governatore della Campania, in quanto Cosentino era stato messo fuori gioco, soprattutto per pressione dei finiani e dato che era passato Caldoro, bisognava sputtanare anche lui perché? Perché quando la camorra deve dimostrare di controllare il territorio non può permettere l’elezione di uno che ha osato prendere il posto di un uomo della camorra e quindi Caldoro doveva pagare, doveva perdere anche a costo di far vincere il centro-sinistra, giocavano contro il proprio partito pur di non accreditare un rivale di Cosentino e quindi c’era un dossier pronto a base di trans e di altre cose sul modello di quello che era successo a Marrazzo.

Magistratura politicizzata (espandi | comprimi)
Di questo si occupavano, la cosa interessante è che ogni volta che questi signori facevano una telefonata per ottenere una decisione di favore che fosse esattamente il contrario di quella buona e di quella giusta perché?
Perché i giudici prendano decisioni buone e giuste non c’è bisogno di telefonare, se uno telefona è perché vuole sincerarsi che il giudice faccia giustizia, perché se il giudice fa giustizia non c’è bisogno di premere su di lui, si preme per ottenere una decisione contraria alla giustizia e ogni volta che questi signori facevano le loro pressioni cosa succedeva? Succedeva che trovavano udienza, chi di dovere rispondeva, ex Presidente della Corte Costituzionale, Presidente della Cassazione, candidati alla Corte d’Appello di Milano rispondevano a questi faccendierucoli che sono imbarazzanti per il loro livello e il loro eloquio, basta leggere brani di queste intercettazioni e parlano un italiano improbabile che sembrano usciti da un film di Bombolo, Cannavale e Lino Banfi, ma Lino Banfi forse è troppo forbito per loro e questi trovavano immediatamente udienza e parlavano con altissimi magistrati che poi naturalmente fanno parte di diritto del plenum del Csm al fianco del Presidente della Repubblica e del Vicepresidente Mancino e poi parlano con questi Gennarini e con questi Peppinielli con una dimestichezza e con una familiarità che sgomentano!
Questo è il problema, questa è la magistratura politicizzata, casualmente in queste intercettazioni voi non troverete mai per il passato i Di Pietro, i Davigo, i Colombo, i Greco, i Borrelli, i D’Ambrosio e oggi non troverete mai quelli che ci vengono dipinti come i magistrati politicizzati, i de Magistris, i Woodcock, le Forleo, gli Spataro, i Caselli, gli Ingroia, gli Scarpinato, i Tescaroli e tanti altri, questi non li troverete mai, troviamo sempre questo sottobosco romano dove ci sono pezzi di Cassazione, pezzi di Csm, pezzi di Anm, politici, faccendieri, in un Paese dove i controllori e i controllati sono abituati a fare pappa e ciccia, a stare nelle stesse case, negli stessi salotti, chi ne avesse bisogno di una scena recente per farsi un’idea di cos’è il potere in Italia, la formazione della cena in casa Vespa giovedì sera, quando nella casa di proprietà di propaganda Fide, procurata dal Cardinale Sepe a Bruno Vespa che dice di pagare un affitto di 10 mila Euro per una splendida casa con terrazza su Trinità dei Monti, si sono ritrovati: Vespa, la moglie di Vespa Augusta Iannini, giudice di Roma, da anni dirigente del ministero della Giustizia, capo dell’ufficio legislativo, è quella che mette in italiano le leggi che scrive Alfano in ostrogoto, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il già vicepresidente di Mediaset, la moglie di Gianni Letta, autrice della famosa crostata davanti alla quale si stipulò il patto della crostata della bicamerale nel 1997, il cardinale Tarcisio Bertone segretario di Stato Vaticano, Pierferdinando Casini concupito da Berlusconi per il riempire il vuoto di 40 deputati finiani che potrebbe crearsi in caso di divorzio tra Berlusconi e Fini, Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio, padrone di Mediaset e tutto quello che sappiamo, accompagnato dalla figlia che sta nel patto di sindacato di Mediobanca che ha un piedino nel Corriere della Sera e che è Presidente della Mondadori, questa formazione, un giornalista della RAI, una giudice, ho dimenticato il banchiere Geronzi, ora Presidente di Assicurazioni Generali, imputato per il crac Cirio di Parmalat.
Quindi giudice, giornalista, politici, cardinale, finanziere, altro politico anfibio d’azienda come Letta e dimenticavo il Governatore della Banca d’Italia Draghi, scopo della serata ufficiale, festeggiare i 50 anni di giornalismo di Bruno Vespa, 50 anni di giornalismo, lo chiama giornalismo lui questa robaccia, scopo reale della serata: tentare di riavvicinare i due amanti perduti in freddo Pierferdinando Casini e Silvio Berlusconi, il tutto ufficiato da un giornalista con il contorno di cardinali, imputati, giudice, finanzieri e il controllore della finanza italiana Draghi, quindi questo è il sistema che viene fuori e c’è sempre purtroppo la presenza di un magistrato, solitamente romano, a rinverdire i fasti del meraviglioso porto delle nebbie, questo è il problema, quando si sente parlare di magistratura politicizzata bisognerebbe fare mente locale e pensare al fatto che più ci si avvicina ai luoghi del potere, come Roma, e più si trovano magistrati che hanno evidentemente perso completamente il senso della loro missione o sono considerati avvicinabili per favori, non è necessario neanche comprarseli come avveniva una volta ai tempi di Previti, qui non girano soldi per pagare giudici, qui è tutto un sistema gelatinoso, dove uno telefona all’altro, uno è amico dell’altro, uno chiede un favore per l’altro, la cosa divertente è come i giornali di centro-destra trattano questa vicenda, invece di dire: avete visto, esistono i giudici politicizzati, sono gli amici nostri, sono gli amici del governo, sono i giudici di regime, se ne escono con dei pezzi in cui si cerca di sminuire questa nuova P2, dipingendola come una storiella da Totò e Peppino, da Banda degli onesti, c’è un articolo fantastico di Gianluigi Nuzi su Libero di mercoledì che diceva che stanno cercando di attribuire addirittura un omicidio a Berlusconi, perché? Perché non c’è niente da fare, Silvio avrà mille difetti ma non è tipo che si sporca con le tangenti, è ricco di suo! Pensate Berlusconi che ha passato la vita con le tangenti in bocca, viene dipinto dai suoi giornali come uno che per carità, mille difetti, ma le tangenti assolutamente no!
Poi abbiamo le parole che emergono da queste intercettazioni, i protagonisti di questa storia sono, oltre a Verdini, toscano che ha una banca, il Credito Fiorentino, ed è anche coordinatore di un partito, invece di risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi per cui è considerato normale che uno abbia una banca proprio sua, di proprietà e faccia il politico e non debba mollare la banca, è la banca da cui sarebbero passati i soldi raccolti da Carboni in una cordata di imprenditori interessati all’affare delle pale eoliche e non è un affare in quanto produce energia, è un affare in succhia fondi europei per erigere ogni pala eolica, poi la pala eolica anche se resta ferma non c’è problema perché? Perché questi si sono già arraffati i fondi europei per metterla su e sono già scappati con la cassa, questo faccendiere coagula questo gruppo di imprenditori per l’affare dell’eolico in Sardegna, dopodiché cosa succede? Succede che interviene la politica naturalmente, bisogna ungere le ruote dei politici e allora ecco che un po’ di soldi di quella cordata Carboni li dirotta sul Credito Fiorentino di Verdini, sottoforma di quote da acquistare del giornale della Toscana che è la succursale del giornale di Berlusconi a Firenze e in Toscana, messo su da Verdini che naviga in pessime acque, anche perché è inguardabile! Questo è Verdini.
Il primo invece degli arrestati, Verdini è indagato per corruzione e per associazione segreta, per avere ricostituito in qualche modo la P2 , violazione della legge che vieta le società segrete. Il primo degli arrestati è un certo Pasqualino Lombardi, quest’ultimo è un politico di lungo corso avellinese che è quello che vanta amicizie altolocate, compresa quella del vicepresidente del Csm Mancino e poi c’è Arcangelo Martino, quest’ultimo è un ex socialista condannato, credo per concussione, napoletano che qualcuno di voi ricorderà l’estate scorsa, proprio in questi giorni intervenire in difesa di Berlusconi, quando Berlusconi aveva un problema, non riusciva a spiegare credibilmente come è possibile che uno così importante come lui, prendesse l’elicottero o l’aereo da Milano e andasse a Casoria sulla circonvallazione a una festa di una ragazza in un posto dove di solito si sposano o si sparano ai camorristi, la ragazza era Noemi Letizia, compiva 18 anni, quindi fino al giorno prima era minorenne, Berlusconi e la ragazza continuavano a dare delle versioni contraddittorie che non stavano in piedi, poi saltò fuori questo Martino e disse: ha ragione Berlusconi, sono testimone, Berlusconi conobbe il padre di Noemi Letizia all’Hotel Raphael a Roma durante un incontro con Craxi e lì proprio scoccò la scintilla e lui diventò amico intimo di questo messo comunale dell’area vesuviana, al punto che il padre di Noemi, il messo comunale, telefonava ogni tanto a Berlusconi su un cellulare privato, Berlusconi gli rispondeva e tac, andava addirittura alle feste della figlia con il gioiellino in regalo, era ovviamente una bufala clamorosa, una delle tante costruite per mettere una pezza su quella vicenda imbarazzante, il Presidente del Consiglio che frequenta minorenni per stessa ammissione di sua moglie, Martino fornì l’alibi fasullo, quindi hanno arrestato lui, questo Pasqualino Lombardi e ovviamente il Flavio Carboni.

Su cosa lavorava l’associazione segreta (espandi | comprimi)
Il sistema degli scambi di favori riguardava, come abbiamo detto, 3 o 4 vicende: la prima è la Corte Costituzionale che il 6 ottobre 2009 doveva sentenziare sul lodo Alfano, grande agitazione perché sapevano tutti che il lodo Alfano era incostituzionale e quindi bisognava portare un po’ di giudici a votare contro la loro coscienza e contro la Costituzione.
Quindi inizia questo reticolato dove entrano varie merci di scambio, per esempio c’è Pasqualino Lombardi, questo democristiano avellinese che parla con Cosentino, sottosegretario al tesoro e gli dice: “Lui è rimasto soddisfatto per quello che stiamo facendo per il 6, l’udienza della Consunta sul lodo, allora giustamente quello che diceva Arcangelo, lui ci deve dare qualcosa e ci deve dare te e non ha da scassare il cazzo, ti pare?” Questo lui che sarebbe contento dell’attività di questa cricca sulla Corte Costituzionale sarebbe Verdini che si era incontrato con lo stesso Lombardi, con Martino quello dell’alibi falso per il caso Noemi, il sottosegretario della giustizia Caliendo, il capo degli ispettori ministeriali Miller e la presenza fissa di Marcello Dell’Utri, quest’ultimo anche in questo scandalo entra perché pare faccia parte di questo giro, infatti i giudici di Roma stanno valutando la sua posizione, perché per fortuna a Roma ci sono anche dei Pubblici Ministeri e dei giudici con i fiocchi naturalmente, quando prima parlavo di porto delle nebbie, parlo di pezzi di Palazzo di Giustizia a Roma che sono ancora inquinati, ma certamente non tutti, tant’è che questa inchiesta la fa proprio la Procura di Roma.
Ecco la società segreta era formata da questi signori e cosa volevano? Da un lato un appoggio a Cosentino sul fronte del mandato di cattura e dall’altro lato si interveniva sulla Corte Costituzionale per ribaltare la maggioranza e fare confermare e approvare il lodo Alfano. Questo Lombardi parla con Martino il 28 settembre dell’anno scorso, è stato fatto e si sta facendo quello che bisogna fare, però molto quietamente senza esporsi, perché si stanno interessando migliaia di persone, non una, chiamano tutti i politici che conoscono e vedono se questi politici conoscono qualche giudice costituzionale, viene contattato il solito Renzo Lusetti, già PD ora nell’Ap di Rutelli, indagato a suo tempo a Napoli per lo scandalo Romeo, tu tieni qualche amico nella Corte Costituzionale? Dopodiché incredibile la telefonata di questo Pasqualino Lombardi al Presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, uno tutto pieno di pizzi, ermellini e cosa… perché Lombardi vuole sapere se una giudice che sembrava indecisa sul lodo, Maria Rita Saulle, fosse amica sua, sentite cosa gli dice questo faccendierucolo avellinese, irpino a un Presidente emerito della Corte “Quella della Consulta che è la donna, dice che è sua amica, possiamo intervenire almeno su questa signora?” al telefono, Mirabelli all’inizio prova a schermirsi un po’ dice “Ma non è che gli interventi valgano granché” allora Lombardi lo azzanna e dice “Abbiamo fatto un po’ tutto noi, abbiamo fatto perlomeno accertare di raggiungere un po’ quasi tutti e le dico il risultato 4 negativi, 5 positivi, 3 ni, vedi un po’ se sulla signora possiamo avere un riscontro” quindi altro che banda degli onesti Totò e Peppino, questi erano riusciti a catturare 5 giudici costituzionali su 15, alcuni non c’erano neanche bisogno di catturarli perché ricorderete che il giudice Napolitano e il giudice Mazzella si erano incontrati a cena con Berlusconi, con Alfano e con Gianni Letta per discutere proprio alla vigilia della decisione del lodo Alfano.
Mirabelli tenta di chiamarsi ancora un po’ fuori e poi questo Lombardi che è un geometra di Avellino che faceva il giudice tributario gli diceva “Ci vuole un’ultima pressione, ci sentiamo domani, professore mi stanno mettendo in croce gli amici miei che poi sono anche amici suoi eh!” l’amicizia, poi ci sono altre chiamate, ci sono chiamate in vernacolo “Chiama chi devi chiamà e digli che non hanno a scassà o cazzo che facciano queste belle cose e che a un certo momento lo devono dire a chi lo devono dire” dice Pasquale a Martino e poi ancora, ormai mancano pochissimi giorni alla sentenza della Consulta “Oggi parlargliene, gli posso parlà pure io, andò sta? Sta fora, vedi un po’ in modo che pure io, perché non è possibile che ca facimmo le farfalle” hai capito, le farfalle non esistono, esistono gli elefanti forti e pesanti, pure immaginifici sono questi, alla fine c’è un mandalo a fanculo perché questo non porta voti e poi viene da noi!
Queste cose farebbero ridere se non fossero delle conversazione che riguardano decisioni cruciali per la nostra democrazia, come quelle sul lodo Alfano o come quella sull’arresto di un sottosegretario che non se ne va, alle quali partecipano un senatore che non se ne va, ricondannato da poco per mafia, cioè Dell’Utri e un coordinatore nazionale di un partito di maggioranza relativa, chi è se ne è andato per ora? Se ne è andato uno dei giudici che facevano parte di queste riunioni, Martone che non è un fungo o un reietto, è stato Presidente dell’Associazione nazionale Magistrati, si è dimesso oggi, e si è dimesso l’assessore di Napoli che stava organizzando per conto degli amici di Cosentino il dossier per dipingere il nuovo governatore Caldoro come un frequentatore di trans, e era assessore della Giunta Caldoro e ha dovuto lasciare la Giunta Caldoro, perché come fa Caldoro a avere un assessore all’avvocatura, tra l’altro, che gli fabbrica i dossier contro? Pensate a quelle livello si è arrivati.

“Statte buono” (espandi | comprimi)
L’ultima cosa che è particolarmente inquietante riguarda l’ex Presidente fino a un mese fa della Corte Suprema di Cassazione, Vincenzo Carbone, lo chiama il solito Pasqualino Lombardi, il geometra.
Gli dice “Presidente quando?” l’altro già sa, invece di dire: ma cosa stai dicendo, ma chi sei? Ma hai sbagliato numero!, “Presidente quando?” risposta “28 gennaio” Lombardi “ah 28 gennaio? E non possiamo fare un po’ prima?” Carbone primo Presidente della Cassazione, ermellini, pizzi, toghe porpora, nappine, nocchi in testa, Carbone “Statte buono” questo è il primo Presidente della Cassazione, sapete di cosa parlavano? Del ricorso in Cassazione contro l’ordinanza di cattura per Cosentino, stavano decidendo addirittura la data, la volevano anticipare. Il 26 gennaio, 2 giorni prima del 28, quando ci sarà l’udienza, Lombardi richiama Carbone, anzi no il 17 gennaio, 11 giorni prima dell’udienza, Lombardi chiama il Presidente della Cassazione e gli dice: ieri sono stato con molti amici bravi, poi il 25, 3 giorni prima dice a Cosentino “Tu domani mattina te ne vai un po’ da Gianni Letta, mi segui?” il giorno dopo, il 26, due giorni prima della sentenza, Lombardi richiama Carbone e gli dice “Stammi a sentire, ti ha chiamato Letta?”, Carboni “No, perché?”, Lombardi “Ti doveva chiamare!” a Carbone avevano detto che dato che stava per andare in pensione, gli avrebbero prorogato la presidenza della Cassazione per altri due anni, chi? Il governo Berlusconi, infatti in un’altra telefonata si sente Carbone dire “Io che faccio dopo la pensione?” il governo stava apparecchiandogli una soluzione, tenerlo altri due anni, se leggete l’altro giorno i giornali, troverete Carbone che è appena andato in pensione da primo Presidente della Cassazione, candidato alla Presidenza della Consob o di un’altra delle Authority che stanno rinnovando in questi giorni “Io che faccio dopo la pensione?” notate che i magistrati vanno in pensione a 75 anni, questo non sapeva che fare a 75 anni, bisognava trovargli un altro posto, del resto Carboni a 78 anni ancora un’attività, aveva messo in piedi la P3 e l’hanno di nuovo arrestato.
Poi c’è questo Marra, il Presidente in carica attualmente della Corte d’Appello di Milano e viene chiamato Fofò dagli amici, lui si chiama Alfonso e c’è tutta un’opera per far passare lui al posto di un altro più titolato di lui che si chiama Rordorf e ci sono tutti questi Lombardi etc. che a un certo punto assicurano che Mancino farà il ribaltone e all’ultimo momento, mentre tutti aspettano che voti Rordorf, voterà Marra e alla fine Mancino farà esattamente così, voterà Marra, una vicenda che ricorda un po’ quella in cui il Csm doveva nominare Falcone consigliere istruttore a Palermo e poi ci furono alcuni voltafaccia dell’ultim’ora per cui passò il giudice Meli e Borsellino in un famoso incontro pubblico parlò di un Giuda che aveva fatto balenare l’elezione a Falcone e poi aveva votato dall’altra parte. Ecco, quando sentite parlare di magistrati politicizzati pensate a questi, quando sentite parlare di uso politico della giustizia, pensate al dossier che stavano fabbricando quelli di centro-destra banda Cosentino, contro quelli di centro-destra giro Caldoro e quando qualcuno parla di de Magistris o della vicenda che ha riguardato Clementina Forleo o della vicenda che ha riguardato i PM di Salerno cacciati dai loro uffici e buttati fuori addirittura dalla loro Regione, la Campania, per non parlare del Procuratore Apicella che è stato mandato via dalla magistratura, mentre de Magristris è stato mandato a Napoli con il divieto di fare mai più il Pubblico Ministero esattamente come è accaduto a Nuzi e Verasani, ricordatevi che le ispezioni contro questi magistrati le ha dirette Arcibaldo Miller che faceva parte di questo bel giro, i procedimenti disciplinari sono stati istruiti da una Procura Generale della Cassazione dove uno dei domini era Martone, quello che si è dimesso e le sezioni unite della Cassazione che hanno esaminato i ricorsi di questi magistrati contro le punizioni ingiuste che hanno subito, le sezioni unite erano presiedute da Carbone, il faccendiere geometra di Avellino Lombardi chiamava Presidè e a cui dava del tu, quello stesso Carbone che in quel periodo si stava domandando che cosa avrebbe trovato il potere politico per fargli fare qualcosa dopo il pensionamento a 75 anni.

Se i magistrati scomodi finiscono in mano a una tenaglia di questo genere, vi rendete conto del perché quelli scomodi vengono buttati fuori dal Csm e poi la Cassazione di Carbone conferma queste porcherie, mentre invece i magistrati veramente politicizzati non se ne vanno mai, salvo naturalmente quando vengono presi con le mani nel sacco, passate parola e continuate a seguire queste vicende su Il Fatto Quotidiano, buona settimana!

06
lug

Mangano eroe, Dell’Utri supereroe

Testo:
Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l’ha trovata.
Scherzo, naturalmente: l’uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull’illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.

Brancher, ministro per caso (espandi | comprimi)
Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente.
Resta sottosegretario al tesoro Nicola Cosentino, sul cui capo pende un mandato di cattura – attenzione non una richiesta di arresto da parte della procura di Napoli – un’ordinanza di custodia cautelare già emessa dal GIP, già confermata dalla Cassazione che non può essere eseguita perché il signorino è trincerato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento: la Camera fa scudo e respinge il permesso ai giudici di entrare e di portarselo via. Ma anche questo, come sappiamo, ha creato ben poche polemiche da parte del maggior partito di opposizione che, anzi come forse qualcuno di voi ricorderà, dopo aver presentato insieme all’Italia dei Valori e all’UDC una mozione in cui chiedevano a Cosentino di dimettersi, addirittura prima che gli arrivasse il mandato di cattura, il PD fece poi in modo, con le uscite dall’aula calibrate di decine di suoi esponenti, di non far passare quella mozione perché sarebbe bastato essere presenti in forze e quella mozione sarebbe passata in quanto molti finiani e non si erano dileguati nel centrodestra.
Dunque, diciamo: siamo di fronte all’ennesima fiera del tartufo, all’ennesimo festival dell’ipocrisia. Adesso ci saranno quelli che si attribuiranno il merito delle dimissioni di Brancher: le dimissioni di Brancher sono un fatto interno al centrodestra. Come sempre è avvenuto tutto all’interno del centrodestra; se non si fossero dissociati i finiani e i bossiani, Brancher sarebbe ancora lì, e invece Berlusconi ha dovuto sacrificarlo, anche perché altrimenti c’era il rischio che la sua maggioranza andasse sotto di fronte alle mozioni di sfiducia individuali che erano state presentate dalle opposizioni.
Diciamo che alla fiera del tartufo partecipa il Capo dello Stato il quale ha firmato la legge sul legittimo impedimento che, senza la sua firma, oggi non sarebbe legge dello Stato, ha firmato la nomina di Brancher a ministro di non si sa cosa, e poi ha contestato a Brancher il diritto di utilizzare il legittimo impedimento, cioè una legge firmata e promulgata da Napolitano in virtù della sua nomina a ministro da parte di Napolitano. Napolitano, che invece quando Berlusconi si avvale del legittimo impedimento, magari per coprire i suoi festini in Brasile con le ballerine di lap dance. Io non ho nulla contro chi fa festini con ballerine di lap dance, ma se quel tale autocertifica con un documento ufficiale di Palazzo Chigi al Tribunale di non avere nemmeno un’ora libera per un anno e mezzo – questo comporta il legittimo impedimento senza dover dare alcuna giustificazione giorno per giorno di quello che fa – e poi si scopre che si fanno, come ha raccontato tutta la stampa brasiliana, durante le missioni di Stato, i festini, allora quei festini diventano argomento di dibattito. Dovrebbero diventare argomento di dibattito e polemica politica perché, invece dei festini, sarebbe suo dovere partecipare alle udienze del suo processo; su questo il Quirinale tace bellamente. E’ comodo prendersela con Brancher, viene sempre più voglia di dare la solidarietà a Brancher, che ha fatto un terzo di quello che ha fatto Berlusconi – parlo del fatto che ha usato il legittimo impedimento per un solo processo e oggi se ne è già spogliato – che viene linciato come se fosse il capo della banda. Non dimentichiamoci che il capo della banda rimane Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi cosa è stato promesso a Brancher in cambio del suo sacrificio.
Brancher è uno di quei collaboratori che, anche se leggerete che Berlusconi l’ha scaricato, non può essere scaricato, perché è uno di quei collaboratori con la cerniera lampo al posto delle labbra; è un signore che si è fatto tre mesi di galera a San Vittore per le tangenti Fininvest quando era il braccio destro di Confalonieri, tangenti che pagava – l’abbiamo detto lunedì ma è bene ripeterlo – al partito socialista di Craxi e al Partito Liberare del ministro della malasanità De Lorenzo, per fare in modo che il governo desse in appalto a Mediaset una gran mole di spot della campagna anti AIDS. Soldi pubblici a Mediaset, una delle imprese più assistite che si siano mai viste.
Soldi pubblici a Mediaset per fare la pubblicità contro l’AIDS “Se lo conosci lo eviti”, perché se non facevano quella pubblicità la gente andava incontro abbracciandoselo, l’AIDS. Ecco, soldi pubblici a Mediaset in cambio di tangenti a politici, questa è la ragione per cui Brancher viene arrestato. Chiude la lampo, e per tre mesi non parla; quando esce ha una carriera assicurata e, infatti, di lì a poco diventerà parlamentare di Forza Italia, poi sottosegretario, recentemente ministro, adesso tornerà ad essere sottosegretario, quindi farà parte comunque del governo, credo io, vedremo. Magari un giorno capiremo per questo gesto qual è la ricompensa, visto che è saltato il ministero.

I messaggi mafiosi di Dell’Utri (espandi | comprimi)
Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell’Utri, ma non è mica l’unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.
Marcello Dell’Utri resta Senatore, ovviamente, anche dopo la condanna in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e l’altro giorno… poi faremo qualche commento non sulla sentenza che non esiste, abbiamo soltanto il dispositivo, ma sui commenti alla sentenza e su come i media sono riusciti a distorcere, ribaltare addirittura il significato di quel dispositivo.
Intanto, è interessante vedere cos’ha detto Dell’Utri: tra le tante cose che ha detto Dell’Utri ce ne sono due che inducono a una certa riflessione; non solo noi: credo che abbiano indotto soprattutto Silvio Berlusconi a una certa riflessione.
A un certo punto l’avvocato Mormino, quello coi capelli bianchi che sembra la controfigura di Salvo Lima che è uno degli avvocati di Dell’Utri, ha dichiarato subito dopo la sentenza: “Dell’Utri è stato condannato solo per quanto avrebbe fatto prima del 1992 per proteggere dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”. Quindi Dell’Utri paga per conto di Berlusconi. Non ha fatto quelle cose per sé, le ha fatte per sacrificarsi per la causa superiore di Berlusconi. Primo messaggio.
Adesso voi sposatelo con questo secondo messaggio che lancia direttamente Dell’Utri nella sua conferenza stampa poche ore dopo la sentenza che lo ha condannato, ripeto condannato, a sette anni di reclusione per concorso esterno: “Mangano resta il mio eroe, non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi”. Ecco, mettete insieme l’avvocato di Dell’Utri che ricorda: “guardate che quelle cose, se le ha fatte, le ha fatte per salvare Berlusconi” e ora si ritrova sette anni di galera e Berlusconi niente. Poi c’è Dell’Utri che dice: “Mangano è un eroe perché ha la lampo a tenuta stagna. Purtroppo non capita a tutti questa fortuna: io, per esempio – dice – se mi trovassi in carcere, tipo se venisse confermata in cassazione la mia condanna e io dovessi finire dentro per quattro – perché voi sapete che gli ultimi tre in Italia si scontano fuori ai servizi sociali, ma quattro anni sono quattro anni soprattutto per uno abituato a vivere tra incunaboli e libri antichi – non so se saprei mantenere proprio completamente chiusa la cerniera lampo”. Bel messaggio, no, per chi deve capire. Sicuramente non era rivolto a noi, perché di noi questo signore non sa nulla, chissà di chi sa qualcosa, forse del Presidente del Consiglio!
Bisogna imparare a leggere questi messaggi da uno condannato a sette anni per mafia in appello; ricordo che l’appello è l’ultimo grado di merito poi c’è un grado di legittimità, quindi se ci sono violazioni formali la corte di Cassazione può bocciare, altrimenti questo è l’ultimo giudizio di merito. Sui fatti l’appello è l’ultima parola della giustizia, sulle forme c’è la Cassazione. Possiamo ben dire che, quando parla Dell’Utri, bisogna decrittare, decodificare quello che dice secondo il linguaggio mafioso: quando Dell’Utri lancia un messaggio, lancia un messaggio mafioso, a chi lo lancia sta all’intelligenza di chi ascolta capirlo, ma il linguaggio è quello mafioso.
Quando insiste continuamente a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe, secondo voi lo fa per omaggiare la salma del caro estinto Vittorio Mangano, lo fa per dare un contentino alla vedova e alle orfane, lo fa per riconoscenza nei confronti di un vecchio amico che ormai è morto da dieci anni? Credo che la prossima settimana o fra due settimane sarà il decimo anniversario della scomparsa di Mangano. Credete che lo faccia così? Ma naturalmente no! Quando Dell’Utri dice “Mangano è un eroe perché…” sta parlando di se stesso, non di Mangano. Sta parlando di se stesso che, nonostante tutte le traversie processuali di questi anni, è riuscito a tenere chiuso il becco e lo ricorda continuamente a chi avrebbe potuto subire delle pesanti conseguenze se lui non fosse stato così eroico e si fosse lasciato scappare qualcosa.
Guardate che ci sono tanti modi per lasciarsi scappare qualcosa, basta parlare un po’ troppo al telefono in un momento in cui si sospetta di parlare con una persona intercettata, per esempio.
Bastava mandare avanti qualche proprio collaboratore che all’improvviso ha un crollo psicologico e comincia a parlare. Allora forse è bene tenere presente quello che raccontava Cartotto, davanti ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che lo interrogavano sulla nascita di Forza Italia. Cartotto disse una cosa molto semplice: disse “Marcello Dell’Utri me lo ricordo quando mi incaricò di cominciare a studiare un nuovo partito legato alla Fininvest, me lo ricordo perché era un periodo in cui aveva dei dubbi. Ogni tanto sbottava contro Berlusconi, e una volta mi disse ‘Silvio non capisce che se parlo io…’”. Questa storia del “se parlo io…” è antica, risale addirittura a prima della nascita di Forza Italia, e chissà se quel “se parlo io…” non è stato un argomento sufficiente per indurre, magari, il Cavaliere a rompere gli indugi nel momento in cui stava valutando i pro e i contro della discesa in campo. Queste cose sono tutte nelle carte, naturalmente: basta saperle leggere.
E, invece, molti continuano a far finta di niente e a non leggere; altri scoprono tardivamente quello che si poteva scoprire molto prima. Io mi sono tenuto qua in cartellina un po’ di titoli di giornali; sono interessanti per vedere com’è ridotta la stampa italiana. Bisogna fare un ripassino ogni tanto.
“Il politico Dell’Utri non ha mafiato”, il Foglio di Giuliano Ferrara; dentro c’è un commento intitolato “Ma le stragi no”. Libero: “Dell’Utri padrino part-time. Sentenza ipocrita. Condannato per concorso esterno ma solo prima del 1992 – hai detto niente – così lui sarà prescritto, i giustizialisti potranno attaccare e nessuno ha perso”. Vi segnalo anche qui, di spalla, un immortale articolo di tale Mazzoni, dev’essere un refuso. Il titolo dice: “La troppa libertà di stampa ha ucciso il giornalismo”, pensate che cosa arriva a scrivere!
“Picciotto part-time. La prescrizione farà giustizia. Crolla il teorema Forza Mafia”. “Dell’Utri deluso: quel giudice come Pilato”. “Silvio sollevato: cade un castello di carte, ma i finiani vedono solo la condanna” e che devono vedere visto che si tratta di una condanna a sette anni! Qui invece il giornale preferisce titolare sull’assoluzione di Tartaglia: si sono meravigliati perché Tartaglia, il lanciatore di souvenir, è stato dichiarato matto e quindi totalmente incapace di intendere e volere quindi non imputabile. Pensate che stupore, chi se lo sarebbe aspettato che era uno squilibrato. Avevano indicato un po’ di mandanti, alla fine si è scoperto che era semplicemente fuori.
“Forza Italia mafiosa? Una balla”, ecco questo è il titolo sulla condanna a sette anni del fondatore, inventore, di Forza Italia.
Ancora alcuni titoletti simpatici: “I paradossi del processo Dell’Utri”, questo è quel genio di Giordano, inventore del programma Lucignolo Bikini, che si avventura nei terreni impervi del diritto.
Vi segnalo anche il giurista con le meches, che titola “Quel reato che non esiste nel codice”, sta parlando del concorso esterno in associazione mafiosa. Poi c’è un bell’esempio di cerchiobottismo: “Condanna pesante, ma gravi pure le parole del Procuratore Generale”, questo è Macaluso. “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi del 1992”, questo è il Riformatorio. “Macello Dell’Utri”, un bel gioco di parole, “Smontata la teoria sulle stragi del 1992”.
Ecco, questo è un po’ come si comporta la nostra stampa. I telegiornali non ve li posso far vedere, anche perché forse qualcuno di voi li ha già visti: meraviglioso il Tg1! Il Tg1 è riuscito a dire “La corte non ha creduto alla pubblica accusa, non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano, ha spazzato via la costruzione accusatoria, crolla tutto”. Questo è il servizio di tale Grazia Graziadei, ve la segnalo perché si sta molto segnalando in quest’ultimo periodo, è una specie di minzolina di complemento. L’altra sera ha anche fornito i dati taroccati sulle intercettazioni. Collegata da Palermo diceva che “crolla il teorema”, infatti a Dell’Utri hanno dato sette anni e festeggiava anche lei insieme al Senatore. Evidentemente conoscendolo si aspettavano tutti l’ergastolo, quindi quando vedono che prendono solo sette anni, questi personaggi, si congratulano. “Bravo, ti è andata di culo, solo sette anni!”. Fra qualche anno si ritroveranno tutti nei cortili di un penitenziario a loro scelta per festeggiare e brindare al colpo di culo: “visto eh! Solo sette anni, te possino, ti è andata bene!”… Cuffaro, Dell’Utri tutti contenti. Già ricorderete Previti quando brindò per la condanna a soli sette anni e mezzo per la sentenza Imi-Sir Lodo Mondadori, si contentano di poco, sono di bocca buona. Sette anni gli sembrano pochi: è che ne dimostrano di più, li portano male, gli anni.

Il depistaggio del regime (espandi | comprimi)
Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell’Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: “chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l’attenzione da una sentenza così grave, così pesante”.
Perché grave e pesante? Perché una corte d’Appello così benevola Dell’Utri, ma neanche un altro imputato, non la troverà più! Abbiamo già raccontato chi sono i tre giudici che hanno giudicato Dell’Utri: erano giudici dai quali lui e la sua difesa si aspettavano un trattamento favorevolissimo, visto che già nel corso del processo, soprattutto nell’ultima fase, si erano dimostrati molto molto molto inclini alle esigenze della difesa e molto ostili a quelle dell’accusa. Quindi, bisogna anche calcolare quello, che tipo di corte. Non è una corte con fama di durezza e severità, ma una corte con fama, come direbbe qualcuno, di garantismo anche se il garantismo non c’entra assolutamente niente: quando si tengono dal processo le prove e poi si dice che mancano le prove uno dovrebbe dire “fatele entrare, così le trovate, le prove”. In ogni caso, sette anni da quella corte lì, al braccio destro del presidente del Consiglio, per mafia!
Ecco, come avrebbero fatto a depotenziare la bomba di questa sentenza? L’abilità di questo sistema della disinformazione programmata, organizzata, scientifica è riuscita completamente a depistare l’attenzione dal centro della notizia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi condannato in appello per mafia a sette anni, mentre quello sinistro è già stato condannato a sette anni e mezzo per corruzione dei giudici; stiamo parlando dei due angeli custodi che hanno accompagnato Berlusconi dai primi passi nel mondo dell’impresa, della finanza, dell’editoria fino al governo e al Parlamento. Previti era l’avvocato che comprava i giudici e sistemava le cause perse facendole vincere, Dell’Utri è l’uomo del raccordo tra la Fininvest e la mafia: lo dice perfino la benevola corte d’appello, in quella composizione, di Palermo che ha ritenuto tutto provato fino al 1992 compreso. Quindi, cominciamo a fare chiarezza sulle date: fino al 1992 vuol dire che per tutto il 1992 è provato che Dell’Utri era mafioso, e cosa faceva la mafia nel 1992? Faceva il delitto Lima, il delitto Salvo, la strage Falcone, la strage Borsellino e la trattativa coi Carabinieri, ok? Quindi le stragi non sono fuori dal periodo compreso nel dispositivo della sentenza. Quello che ci sarà scritto nella sentenza non lo so, ma l’arco temporale comprende l’anno delle stragi di Capaci e Via D’Amelio e comprende l’anno in cui, secondo Cartotto, Dell’Utri pensò per la prima volta di fare un partito. E lo stesso racconta Massimo Ciancimino, che addirittura prima della strage di Capaci girava voce che stesse per nascere un partito della Fininvest, in casa Ciancimino. Quindi il 1992 è compreso e nel 1992 cominciano gli embrioni che daranno il via a Forza Italia e che Dell’Utri ha sempre negato, esattamente perché vuole staccare quella stagione dalla nascita di Forza Italia.
Vediamo quattro o cinque truffe mediatiche con cui si è riusciti a scardinare la portata dirompente di questa sentenza.
Dell’Utri dice che Mangano è rimasto in carcere fino alla morte, in cella, nonostante fosse malato di Cancro perché ha rifiutato di mentire su richiesta dei magistrati che gli avevano promesso che se avesse mentito facendo i nomi di Dell’Utri e Berlusconi. Questo lo ripete da anni e tutti lo ripetono da anni senza mai fare una domanda precisa: “Scusi, ma lei da chi l’ha saputo, chi gliel’ha detto, dove sono le prove, chi ha processo a Mangano di uscire in cambio di calunnie a Berlusconi e Dell’Utri?” A che titolo potevano promettere a un signore che stava in galera perché era stato arrestato nel 1999? L’ultima volta Mangano viene arrestato nel 1999 e pochi mesi dopo viene condannato a due ergastoli per tre omicidi, uno dei quali aveva eseguito personalmente. Era in queste condizioni: in galera per tre omicidi con due ergastoli in primo grado, oltre alle condanne per traffico di droga rimediate negli anni Ottanta. Immaginate se a un soggetto del genere qualcuno poteva promettere che sarebbe uscito subito, perché mancava poco alla sua morte, in cambio di calunnie. Ma nemmeno la legge sui pentiti! Intanto inizia il suo percorso di ravvedimento, poi si vede se dice la verità, poi viene portato in una località protetta per sottrarlo alle vendette dei mafiosi in carcere. Quindi, questa storia della libertà il giorno dopo che hai parlato è una stupidaggine, nessuno avrebbe potuto garantirla, e del resto se Dell’Utri conosce i nomi di chi avrebbe fatto questa proposta oscena a Mangano, perché non li denuncia? E’ una balla clamorosa che Dell’Utri continua a raccontare, che è entrata nella testa della gente e nessuno ha mai fatto queste domande, basterebbe fare una domanda per farla crollare. Ma le domande, com’è noto, non si fanno.
Secondo: dice Maurizio Belpietro, vi ho letto il titolo: “E’ una sentenza comica, il mafioso part-time, uno che è picciotto appena appena, sembra uno di quegli espedienti all’italiana.” Dice Dell’Utri: “è una sentenza pilatesca, incoerente: i giudici mi fanno passare per mafioso fino al 1992 ma cadono in contraddizione: se fosse vero la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel 1992, quando poteva sperare nei vantaggi del potere e della politica”. E qui devo dire che sia Belpietro che Dell’Utri sembrano dire una cosa ragionevole: ma se uno è mafioso, pur dall’esterno, com’è possibile che a un certo punto smetta? Essere mafiosi non è come fumare! Non è che uno a un certo punto smette di fumare, come fa Dell’Utri a smettere di essere mafioso proprio nel 1992, di li a poco nasce un partito e la mafia lo scarica proprio nel momento in cui lui, essendo l’inventore di Forza Italia, stando per andare al governo, le serve di più? La mafia stava cercando di riempire quel vuoto politico che si era aperto con tangentopoli, ora che arriva Forza Italia a riempirlo, la mafia scarica Dell’Utri! Ha ragione Dell’Utri, vedete quante cose sa! Sembra ragionevole il discorso.
E allora cosa c’è che non va? Che la sentenza non dice affatto che Dell’Utri ha smesso di essere mafioso nel 1992. Le motivazioni le leggeremo, ma di solito le sentenze non dicono sciocchezze del genere. I giudici non devono scrivere la biografia completa di Dell’Utri dalla culla al Senato, i giudici devono vedere su quali episodi portati dall’accusa ci sono le prove per condannare Dell’Utri, e su quali non ci sono le prove o ci sono prove insufficienti o ci sono prove contraddittorie che comunque non bastano per condannare su quegli episodi.
Gli episodi sono in ordine cronologico: i giudici si sono fermati al 1992 evidentemente perché ritenevano che gli episodi successivi non siano sufficientemente provati per condannarlo per il periodo successivo al 1992. Non dicono che ha smesso, ma semplicemente: “dopo non sappiamo perché non abbiamo elementi, lo condanniamo fino al 1992 perché nel 1992 abbiamo trovato l’ultimo episodio che inoppugnabilmente lo collega alla mafia”. Non dicono che non è più mafioso, dicono che hanno le prove che è mafioso fino al 1992.
Poi un cittadino, un giornalista, un opinionista, uno storico può andare al di là e dire che è ovvio che ha continuato, infatti risultano incontri con Mangano nel 1993; risultano probabilmente incontri con Mangano anche dopo, risultano le telefonate di mafiosi come Guttadauro, di mafiosi come Carmelo Amato, uomo di Provenzano intercettato nella sua autoscuola, che organizzavano le campagne elettorali del 1999 alle europee e nel 2001 alle politiche per Dell’Utri. Risultano addirittura i tentativi di un latitante come Palazzolo che si è rifugiato in Sudafrica e che cercava di sistemare le sue pendenze influendo sul governo Berlusconi, nel 2004-2005, contattando tramite amiche comuni la moglie di Dell’Utri perché creasse un link con il marito.
Ci sono tutti questi episodi, ci sono i fatti del 2008 segnalati dalla procura di Reggio Calabria che i tre giudici d’appello hanno tenuto fuori dal processo, delle telefonate di Dell’Utri con gli uomini del clan Piromalli, con i giudici che dicono “non ci interessano, perché questa è ‘ndrangheta e noi lo stiamo processando per Mafia”. Ah, però! E non ti interessa sapere se quello che stai processando per mafia ha rapporti anche con la ‘ndrangheta?
Quindi, i fatti ci sono, sono telefonate, intercettazioni, mica elucubrazioni, mica Spatuzza che racconta. Noi, che non siamo giudici, possiamo benissimo riempire il vuoto lasciato da questa sentenza, a meno che poi non lo riempia la Cassazione annullandola perché mal motivata. Vedremo.
Non sarebbe la prima volta che una sentenza scritta da Salvatore Barresi, che è il relatore, uno dei tre giudici d’appello, viene smontata e polverizzata nei gradi successivi. La sentenza di assoluzione di Andreotti in primo grado portava l’impronta di Barresi, è stata sgominata dalla Corte D’Appello che ha dichiarato Andreotti colpevole fino al 1980 e prescritto. Può darsi che la Cassazione annulli questa sentenza, ma in ogni caso, intanto, nessuno faccia dire alle sentenze ciò che non possono dire: la sentenza si ferma al 1992 perché ritiene di non poter proseguire, ma non dice che ha smesso dopo il 1992. Anche perché non esistono episodi noti, nel processo, che facciano pensare a una dissociazione di Dell’Utri dalla mafia o della mafia da Dell’Utri. Probabilmente si ritiene che i fatti successivi, almeno quelli che i giudici hanno fatto entrare nel processo, non siano sufficienti per ritenere che dopo il 1992 ci sia un accertato e provato scambio di favori. Sapete che il reato di concorso esterno non è affatto un reato fumoso, come ci raccontano: la Cassazione lo ha spiegato e delimitato perfettamente nelle sentenze di condanna per esempio di Contrada, di Ignazio D’Antona, di politici democristiani siciliani. E’ scambio di favori, non fare una telefonata a un mafioso, prendere un caffè, andare a un matrimonio: quelli sono fatti inopportuni, indegni. Il concorso esterno è quando tu, esterno alla mafia, ti metti a disposizione non una volta o due – è favoreggiamento – ma in pianta stabile dell’organizzazione della quale non fai parte, che però fiancheggi stabilmente perché la mafia ti aiuta a far carriera, far soldi, acquistare potere, prendere voti e tu in cambio la favorisci proprio perché stai all’esterno, perché sei un politico, un vescovo, un prete, un poliziotto, un carabiniere, un magistrato colluso, un imprenditore, un finanziere, un banchiere.
Eppure è facile: si ridicolizza la sentenza dicendo “fino al 1992 è mafioso, poi ha smesso. E’ evidente che han voluto dare un contentino alla procura, poi smonteranno anche il resto perché è evidente che uno è mafioso mai o sempre”. E loro scelgono mafioso mai.
Infatti Dell’Utri dice: “dovevano assolvermi anche per il prima del 1992, ma non l’hanno fatto per dare un contentino alla procura, per evitare di darle uno schiaffo”. Uno per dare un contentino alla procura affibbia sette anni al braccio destro del presidente del Consiglio, e gliene toglie 2 rispetto al primo grado.
Perché devono dare il contentino? “Perché il problema è la procura: Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l’ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo”. Sono talmente potenti che Ingroia è stato cacciato dall’antimafia quando era procuratore Grasso, e Caselli ha avuto il privilegio di tre leggi contra personam fatte dal governo Berlusconi nel 2005 per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia. Pensate quanto sono potenti, anzi pensate quanto sono potenti i magistrati che hanno cacciato Ingroia e sono diventati procuratori antimafia. E’ la stessa persona, tra l’altro.
Questa frase del contentino, cioè del fatto che i giudici a Palermo danno sempre ragione alla procura con le palle che ci hanno sempre raccontato, cioè che tutti i processi ai politici istruiti dal pool di Caselli, quindi Ingroia, Scarpinato, Lo Forte, Paci, Di Matteo ecc., sono finiti tutti nel nulla: i caselliani fanno i processi ai politici e finiscono nel nulla e invece i grassiani fanno i processi giusti, con le accuse vere, e li vincono. Sarà, ma Contrada è stato condannato in via definitiva e il processo l’ha avviato la procura di Caselli, Andreotti è risultato colpevole e la prescrizione è arrivata per sei mesi, non di più, e il processo l’hanno fatto i caselliani, Dell’Utri si è beccato la condanna in primo e in secondo grado, D’Antona e altri mafiosi politici siciliani hanno fatto la stessa fine. Le uniche assoluzioni eccellenti sono quelle di Mannino e quella del Giudice Carnevale. Per assolvere Carnevale hanno dovuto modificare la giurisprudenza della Cassazione per dichiarare nulle le testimonianze dei giudici del collegio presieduto dal Carnevale in Cassazione, che testimoniavano le pressioni che lui faceva per far annullare le condanne di mafia; e dato che le pressioni le faceva in camera di Consiglio, secondo il racconto dei suoi colleghi, ciò che avviene in camera di consiglio non può essere divulgato fuori nemmeno in un processo. Per questo, perché hanno buttato via le prove, i giudici della Cassazione hanno assolto il loro collega Carnevale. Ok?
Quindi, dopo che ci hanno raccontato per anni che Caselli è un fallito nei processi ai politici, adesso ci raccontano che li vince tutti perché influenza i giudici. Lo dicono le stesse persone che dicono che li ha persi tutti. Se li ha persi tutti non influenza nessuno e non conta niente, se è potentissimo e li influenza sempre allora vuol dire che li ha vinti tutti; andiamo a vedere: ne ha vinti alcuni, ne ha persi altri, come sempre avviene che i processi possono finire in un modo o in un altro.
“l reato potrebbe cadere in prescrizione perché fra breve saranno trascorsi vent’anni dal 1992” quando si fermerebbe il periodo del reato commesso da Dell’Utri. Questi non conoscono nemmeno la matematica, non hanno nemmeno il pallottoliere: il concorso esterno in associazione mafiosa obbedisce alle regole del 416bis dell’associazione mafiosa. Non esiste nel codice penale una voce specifica per il concorso esterno in associazione mafiosa: tutti i reati del codice penale possono essere commessi in concorso con altri. Quando uno ha un concorso con altri che hanno commesso il reato, articolo 110, c’è il concorso in un reato; non c’è un articolo del codice che punisce il concorso in rapina, il concorso in organizzazione terroristica, c’è un reato che punisce l’organizzazione terroristica, sovversiva, mafiosa, poi chi concorre dall’esterno ecco il concorso esterno.
Quindi, l’associazione mafiosa si prescrive quando c’è l’aggravante doppia dei soldi e delle armi, stiamo parlando di un’organizzazione mafiosa armata e dedita agli affari, Cosa Nostra, la prescrizione scatta per il periodo di cui stiamo parlando dopo 22 anni e mezzo, esattamente come per Andreotti che però era imputato non di concorso esterno ma di partecipazione diretta all’associazione mafiosa. Quanto fa 22 anni e mezzo più 1992? Fa 2014 e mezzo. Dato che siamo già al 2010 e mezzo, vuol dire che ci sono quattro anni prima che scatti la prescrizione, se la cassazione confermerà che il reato si ferma al 1992, se invece ordinerà un nuovo appello per processare anche il periodo successivo, ovviamente la prescrizione di sposterà in avanti; se invece la Cassazione conferma questa sentenza, ha quattro anni e mezzo. Dell’Utri non ha nessuna possibilità che il processo si prescriva in Cassazione, quindi tutti quelli che scrivono che la sentenza è stata fatta così per permettere la prescrizione mentono, proprio perché non sanno di che stanno parlando, ma vogliono farvi capire che dopo questa sentenza non succede niente, che va a finire tutto a taralucci e vino, che in fondo lo sanno anche i giudici che Dell’Utri non c’entra niente. Gli han dato sette anni per sfregiarlo, senza conseguenze, per dare il contentino alla procura. Sette anni.
“Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le frequentazioni buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica come puntualmente è avvenuto con Mannino”. Questa vergogna antigiuridica l’ha inventata Falcone per la mafia, mentre era già stata applicata nell’800 per i concorrenti esterni del brigantaggio e negli anni Settanta per il concorso esterno nel terrorismo. Dall’1987 quando Falcone scrisse la sentenza-ordinanza del processo maxi-ter abbiamo configurato il concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è ovvio che Falcone si ponga il problema solo nel 1987, perché prima del 1987 la mafia non esisteva! E’ proprio a metà degli anni Ottanta, con le confessioni di Buscetta, Contorno e Calderone che si riesce ad arrestare i mafiosi e a fare il maxiprocesso, sulla base di una visione piramidale di Cosa Nostra, con la cupola, le sottocupolette ecc. Prima i mafiosi venivano assolti, si negava l’esistenza di un’organizzazione unitaria e verticistica.
Quindi il problema non se lo ponevano nemmeno, quello dei complici esterni, perché non riuscivano nemmeno a incastrare quelli interni! Anche perché nel 1987, dopo avere beccato i mafiosi doc, Falcone e Borsellino cominciano a dedicarsi a i colletti bianchi, ai cugini Salvo, per esempio, ai Ciancimino e a tanti altri che creano i presupposti perché si vada al di là, a cercare anche il concorso esterno. Infatti, scrive Falcone: “manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni, possono realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso che sono tante più pericolose, quanto più subdole e striscianti, sussumibili a titolo concorsuale nel delitto di associazione mafiosa. E’ proprio questa concorrenza di interessi col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali” perché ha dei complici nelle istituzioni ed è più difficile colpirla, perché chi dovrebbe colpirla spesso collude con la mafia anziché combatterla, questo scriveva Falcone.

Gli altri processi su stragi e trattative (espandi | comprimi)
Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: “il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell’Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati”.
Scrive Lino Iannuzzi sul Giornale, altro esperto di non si sa che: “Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la Mafia, sui mandanti occulti delle stragi”.
Persino La Stampa ci casca e scrive: “La sentenza assolve Dell’Utri dall’accusa più grave, quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del 1993”. Poi c’è il Riformatorio: “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi”. Il foglio: “ma le stragi no”.
Ora, Dell’Utri non è stato processato per le stragi: è stato indagato, insieme a Berlusconi, per le stragi di Firenze, Milano, Roma e Palermo ed è stato archiviato. Qui non era processato per le stragi, il reato era concorso esterno. Le trattative Stato-mafia non sono oggetto di questo processo, sono oggetto per quanto riguarda le trattative del Generale Mori e del Capitano De Donno del processo che stanno celebrando a loro, per quanto riguarda la trattativa del 1992. E per quanto riguarda le trattative del 1993 e i possibili mandanti occulti di cui ha parlato Spatuzza e altri prima di lui, stanno lavorando le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta in fase di indagine preliminare.
Quindi può darsi che ci siano, se emergono riscontri, altri processi dove Dell’Utri venga in qualche modo collegato alle stragi o alle trattative Stato-mafia. In questo processo, non erano nel capo di imputazione, le trattative Stato-mafia. Altra cosa è il fatto che la mafia sceglie Forza Italia perché è il partito fondato da Dell’Utri, perché è indubitabilmente un vecchio amico della mafia. Ecco, questo c’era nel capo di imputazione e questo, infatti, almeno fino al 1992 è stato accertato.
Quello che succede nel 1993 ce lo possiamo immaginare, vedremo come i giudici riusciranno a superare quell’appunto di cui vi avevo parlato e che trovate sul sito ilfattoquotidiano.it che adesso, se Dio vuole, sta andando molto bene ed ha grazie a voi un successo clamoroso, quegli appunti sulle agende di Dell’Utri che segnalano incontri tra Dell’Utri e Mangano nel novembre del 1993 mentre sta nascendo Forza Italia, negli uffici milanesi di Pubblitalia. Vedremo come i giudici riusciranno a scavalcare quegli appunti e che non sono una prova di un rapporto di scambio ancora operante nel 1993 mentre nasceva Forza Italia.
In ogni caso gli appunti esistono a prescindere da quello che scrivono i giudici e ciascuno di noi, non giudiziariamente, ma politicamente e storicamente si può fare un’idea.

Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.


Wikio

29
giu

Brancher:telepatia da San Vittore

Testo:

Buongiorno a tutti, dopo la debacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando Governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevoli di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi.

Lacrime di coccodrillo (espandi | comprimi)
La legge è quella che è stata varata all’inizio di quest’anno, è stata regolarmente, immancabilmente promulgata dal Capo dello Stato, il quale poi naturalmente ha ricevuto il neoMinistro a non si sa bene cosa, Brancher, per il giuramento al Quirinale.
Ci sono le immagini impietose di Sky che mostrano solo la stretta di mano, non solo il giuramento sulla Costituzione ma anche un brindisi con lo spumantino e un applauso a cui partecipa anche il Capo dello Stato, ora che si è reso conto di quello che ha fatto, di avere nominato una persona che diventa Ministro solo esclusivamente per sfuggire ai processi, tant’è che era talmente urgente nominarlo Ministro che poi la delega ministeriale la si discuterà dopo, l’importante è dargli la qualifica di Ministro per farlo rientrare tra gli aventi diritto al legittimo impedimento, il Capo dello Stato ha cominciato a prendere le distanze da chi? Immagino da sé stesso, perché purtroppo le leggi come il legittimo impedimento se non fossero promulgate dal Capo dello Stato non entrerebbe in vigore e i Ministri se non fossero nominati dal Capo dello Stato su designazione del Presidente del Consiglio, non entrerebbero in carica, quindi Brancher lo ha nominato Napolitano, non Berlusconi e la legge sul legittimo impedimento l’ha promulgata Napolitano, non Berlusconi.
Di cosa si lamenta adesso il Capo dello Stato? Boh, è un mistero, è un mistero perché Brancher si è avvalso di una legge dello Stato che dà diritto a tutti i Ministri, quindi lui compreso di avvalersi del legittimo impedimento, se l’ha firmata il Capo dello Stato, vorrà dire che quella legge è in vigore, quindi per quale motivo Berlusconi ha potuto avvalersene 3 volte su 3 nei suoi 3 processi MediaTrade, Mediaset e Mills, senza che il Capo dello Stato obiettasse nulla, mentre invece quando la stessa cosa la fa il neoMinistro Brancher interviene il Capo dello Stato e dice che non c’è nessun legittimo impedimento? Perché vogliamo veramente credere che il Presidente del Consiglio per 18 mesi non avrà neanche un’oretta per partecipare a una delle udienze dei suoi processi? Vogliamo forse affermare che il legittimo impedimento di Brancher è falso e su questo non ci sono dubbi e il legittimo impedimento di Berlusconi è vero? Davvero possiamo pensare che non ha tempo libero Berlusconi con tutto quello che sappiamo sull’utilizzo che lui fa del suo tempo libero?
Ancora, non sarà che le polemiche su Brancher dipendono dal fatto che Brancher conta poco, mentre Berlusconi conta molto? E che quindi è molto facile prendersela con Brancher, mentre è molto più complicato prendersela con Berlusconi? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi perché? Perché il fatto che il Capo dello Stato abbia fatto sapere ai giudici che lui ritiene, peraltro non si sa a quale titolo, che Brancher non abbia un legittimo impedimento quando lo invoca, mentre non è mai intervenuto per il legittimo impedimento di Berlusconi, voglia farci capire il Capo dello Stato che il legittimo impedimento è veramente una legge ad personam, ma soltanto per una personam e che era sottinteso che lui l’ha promulgato solo per salvare Berlusconi, quindi se se ne avvale Berlusconi va tutto bene, se ne avvalgono altri Ministri il Presidente si arrabbia, bisognava dirlo prima, bisognava scriverlo nella legge o farlo scrivere nella legge che il legittimo impedimento vale solo per il Presidente del Consiglio, allora perché il Capo dello Stato ha promulgato una legge che estende il legittimo impedimento anche ai Ministri? Se voleva farci sapere che la legge era fatta a posta per Berlusconi e solo per Berlusconi, avrebbe dovuto imporre a Berlusconi di scrivere il suo nome come unico destinatario utilizzatore finale della legge, ha detto: ma Brancher è Ministro senza portafoglio, quindi rientra sotto la presidenza del Consiglio, quindi non è vero che deve riorganizzare e organizzare il suo Ministero perché non ha un Ministero, benissimo e allora perché ha promulgato una legge che non fa distinzione tra Ministri con portafoglio e Ministri senza portafoglio? Se i Ministri senza portafoglio non hanno niente da fare e hanno molto tempo libero, bastava fare inserire nel legittimo impedimento, pena la non promulgazione della legge, una clausola che dicesse che il legittimo impedimento vale soltanto per il Presidente del Consiglio e per i Ministri con portafoglio e non per quelli senza portafoglio, lamentarsi adesso è tardi, perché nella legge questa distinzione tra portafoglio e non, non c’è, quindi Brancher ha tutto il diritto, in base a una legge promulgata dal Capo dello Stato, nella quale rientra grazie alla nomina a Ministro officiata dal Capo dello Stato con tanto di applausi, di avvalersi del legittimo impedimento e quindi mi dispiace dirlo, ma in questa vicenda Brancher ha tutte le ragioni del mondo formali, sappiamo benissimo cosa c’è dietro ma formalmente il Capo dello Stato di intesa con il Presidente del Consiglio, ha messo in campo tutte le condizione perché Brancher possa legittimamente avvalersi del legittimo impediti, lamentarsi dopo sono lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima.
Naturalmente queste cose oltre che su Il Fatto quotidiano non le leggerete da nessuna parte perché si sono già scatenati i corazzieri di complemento sui giornali, compresi i direttori o fondatori di grandi giornali, a parare le spalle al Capo dello Stato dicendo che poveretto con la vita grama che fa, è stato costretto a firmare la nomina di Brancher, com’è stato costretto a promulgare tutte le leggi vergogna che ha promulgato, ma l’ha fatto con la morte nel cuore, l’ha fatto avvilito, con la faccetta un po’ così, in realtà la faccetta l’abbiamo vista nelle immagini di Sky e cioè applausi e sorrisi!
Dico questo perché mai come in questo periodo si nota da un lato la debolezza del Presidente del Consiglio e dà continui segni di debolezza, la gestione del caso Brancher indica ormai un pugile suonato in balia del primo che passa, Brancher è diventato fondamentale per gli equilibri della politica italiana perché? Perché è una di quelle persone che non devono chiedere mai, basta un’occhiata, è una di quelle persone che grazie alla loro discrezione, ai loro silenzi, hanno accumulato dei meriti agli occhi del Presidente del Consiglio, una delle persone che non hanno parlato, fu incarcerato per 3 mesi nel 1993 per le tangenti che pagava quando era dirigente della Fininvest, braccio destro di Confalonieri, ai socialisti e ai liberali per procurare pubblicità di Stato nella campagna anti Aids, se lo conosci lo eviti, quella famosa campagna lì alle reti Fininvest e in cambio, questa era l’accusa, pagò le tangenti ai socialisti e ai liberali del famoso Ministro della mala sanità De Lorenzo, fu arrestato per questo, perché era stato chiamato in ballo dal Segretario De Lorenzo, per 3 mesi non disse una parola e quando uscì con la bocca cucita come ci era entrato, fece un carrierone, fece un carrierone perché? Perché era stato zitto, d’altronde è stato lo stesso Berlusconi o forse Gonfalonieri, uno dei due a raccontare che per trasmettere telepaticamente la virtù aurea del silenzio, il Cavaliere e Confalonieri giravano in macchina intorno al carcere di San Vittore per mettersi in comunicazione con lui a distanza, non sappiamo se ha funzionato, ma sappiamo che il risultato è comunque questo, Brancher non ha parlato e guarda un po’ è diventato parlamentare di Forza Italia, sottosegretario fino all’altro giorno e poi guarda un po’, quando si è riaperto un processo a suo carico, non quello per le tangenti del 1993 perché quello è finito con la prescrizione per il finanziamento illecito e con la depenalizzazione del reato di falso in bilancio da parte dello stesso Governo di cui faceva parte Brancher nel 2002, stavolta l’hanno beccato per i soldi di Fiorani e quindi evidentemente non si possono abbandonare gli amici che tengono la bocca chiusa nel momento del bisogno e ecco la nomina a Ministro, ecco tutto quello che succede.
Quindi vedete che Berlusconi ormai è in balia, non solo delle D’Addario e delle altre signorine, non solo dei ricatti dei mafiosi, ma anche dei ricatti di questi ex … ricatti che non hanno neanche bisogno di esplicitarsi, perché? Perché non c’è neanche bisogno di chiedere quando si sono accumulati una serie di meriti come quelli che ha accumulato Brancher, quindi a questa debolezza cosa segue? Segue l’inerzia di chi dovrebbe dargli il colpo di grazia e quindi Berlusconi pur essendo nel momento di maggiore debolezza della sua carriera politica, non incontra ostacoli, l’opposizione non c’è, a parte quel poco che riesce a fare Di Pietro che comunque ancora l’altro giorno era l’unico a fare l’ostruzionismo contro i tagli di Bondi alla cultura, mentre il PD inciuciava con Bondi, grato a Bondi perché Bondi aveva avuto la gentilezza bontà sua di rimanere a ascoltare le richieste allora PD, pensate come si accontentano di poco questi, un piattino di lenticchie, ma l’opposizione non c’è nel momento in cui dovrebbe dare il colpo di grazia e le istituzioni di garanzia a cominciare dal Quirinale continuano a firmargli tutto, salvo poi naturalmente quando vengono fuori le vere ragioni che peraltro erano note anche prima, allora a prendere le distanze e mobilitare, reclutare corazzieri con la penna in mano che dicono che è una vergogna questa cosa di Brancher, ma il Capo dello Stato non c’entra niente perché non poteva fare altrimenti.

Ridateci Scalfaro e Ciampi (espandi | comprimi)
Che non potesse fare altrimenti non è vero, abbiamo addirittura dei precedenti, non solo di Presidenti che hanno mandato indietro decine di leggi, ma di presenti che hanno mandato indietro dei Ministri, Scalfaro rimandò indietro Previti nel 1994 quando Berlusconi lo voleva Ministro della Giustizia, perché?
Perché Scalfaro disse: il Ministro lo nomino io, tu lo indichi, se non mi piace lo cambi e la stessa cosa fece Ciampi nel 2001 quando tentarono di propinargli Maroni Ministro della Giustizia e dato che Maroni è un pregiudicato perché condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, Ciampi disse: un pregiudicato alla giustizia non lo voglio, mettetemene un altro e misero Castelli, non so se ci abbiamo guadagnato, ma sicuramente dal punto di vista formale non c’era nulla che si potesse dire contro Castelli, se non che non sapeva niente di giustizia, ma questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente l’inopportunità della nomina di un condannato al Ministro della Giustizia, fece sì che Ciampi respingesse la nomina di Castelli.
Naturalmente questo avrebbe potuto fare l’altro giorno Napolitano dicendo: io Brancher non lo nomino, perché? Perché è imputato, perché l’ha fatta franca un’altra volta, perché è stato in carcere, perché il Parlamento e il governo non sono alternativi alla latitanza, una volta per sfuggire ai processi si scappava all’estero, adesso per sfuggire ai processi si entra nel governo o in Parlamento.
Quindi immaginate in un quadro così di debolezza se funzionassero le autorità di garanzia e di controllo, cosa ne sarebbe di questo regimetto e se funzionasse l’informazione cosa ne sarebbe di questo regimetto, perché a furia di sentir raccontare che la legge sulle intercettazioni è migliorata grazie agli interventi di Fini e agli emendamenti del PD, questi la approveranno probabilmente entro agosto, a costo di lasciare aperto il Parlamento fino a Ferragosto e sarà la stessa porcheria che abbiamo raccontato più volte perché gli emendamenti sono pannicelli caldi che non ne cambiano la sostanza e il tutto passa agli occhi dei cittadini, grazie all’informazione di regime come una tutela della privacy, Berlusconi passa per essere un difensore della privacy, pensate l’editore di Chi, il giornale che fa della violazione della privacy la sua principale fonte di reddito, passa per il difensore della privacy, forse della sua, perché quella degli altri viene violata quotidianamente dai giorni di Berlusconi, per non parlare dei programmi che fanno della privacy veramente un punto d’onore come Lucignolo, come Bikini, come Pupe e Secchioni vari, Grande Fratello privacy, avete visto quanta privacy gira in quei programmi, Verissimo.
L’editore del gossip televisivo e stampato e difende la privacy, quale? La sua, perché controlla tutto e quindi le cose su di lui non le fa uscire, ma di più, stiamo parlando di un signore che se esistesse informazione in questo momento sarebbe, sotto richiesta di dimissioni, in Italia non esiste formalmente l’impeachment , sotto richiesta di dimissioni e sotto mozione di sfiducia per un caso, al cui confronto il watergate che costò il posto al Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e è il caso del nastro dell’Unipol.

Le intercettazioni dei Berlusconi (espandi | comprimi)
Lo dico perché in questi giorni è partito faticosamente, faticosamente lo dico anche con autocritica il sito de Il Fatto quotidiano, l’autocritica riguarda non il fatto che siamo stati, per fortuna, assaliti, subissati di contatti, 400/500 mila, abbiamo perso il conto, non è soltanto per quello che è andato in tilt il nostro sito, è anche per degli errori tecnici che abbiamo commesso noi e che ha commesso la società alla quale ci siamo rivolti.
Adesso stiamo cercando faticosamente di risolverli, ma questo sito de Il Fatto quotidiano ha cominciato subito a dare notizie che altri non danno, esattamente come fa su carta il giornale Il Fatto quotidiano, abbiamo raccontato questo caso che voi in televisione, a parte alcuni accenni che ha potuto fare Annozero in una delle ultime puntate, non avete mai sentito raccontare, è un caso di una gravità inaudita che però naturalmente se non entra nel fuoco delle telecamere, nessuno lo conosce.
Gianni Barbacetto ne ha fatta una splendida sintesi in due puntate su Il Fatto quotidiano, quindi aiutandomi sul suo lavoro vorrei raccontarvelo in pillole.
Stiamo parlando dell’inchiesta sui furbetti del quartierino che scatta nella primavera del 2005, scopre scalate illegali da parte di Fiorani, Popolare di Loti all’Antonveneta, di Ricucci Magiste al Corriere della Sera Rizzoli e di Consorte Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro, dietro una serie di finanzieri spregiudicati sponsorizzati da un fronte trasversale che va dalla segreteria dei DS a Forza Italia, alla Lega. Clementina Forleo mette sotto intercettazione molti telefoni, scopre le prove di queste illegalità, alla fine di luglio vengono emesse le ordinanze di sequestro delle azioni per bloccare le scalate illegali, da quelle intercettazioni che finiscono sui giornali, restano escluse le intercettazioni dove compaiono le voci dei politici, dei parlamentari perché per utilizzare processualmente quelle ci vuole l’autorizzazione del Parlamento e quindi la Procura si appresta a chiedere al G.I.P. Forleo di chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le telefonate dopo avere scremato tra le tante quelle che sono utili processualmente parlando.
Cosa che avverrà poi nell’estate del 2007, quando poi verrà colpita alla schiena Clementina Forleo per avere fatto il suo dovere, toccando i santuari intoccabili.
Ma rimaniamo nel 2005, quando le telefonate dei politici, ancora segretate che non possono uscire sui giornali perché il Parlamento deve ancora autorizzarne l’utilizzo, restano lì e naturalmente chi le conosce? Pochissimi, perché? Perché la Guardia di Finanza non le ha ancora neanche trascritte, quindi sono nella cassaforte, una copia dei dischetti, della Procura della Repubblica di Milano, un’altra copia ce l’ha in mano la Guardia di Finanza e una terza copia ce l’ha la società privata che si chiama Rcs, ma che non c’entra niente con la Rizzoli Corriere della Sera che si chiama Resource control system (Rcs) è una ditta che fa capo a un certo Roberto Raffaelli che ne è l’amministratore delegato a cui lo Stato subappalta le intercettazioni che si fanno a Milano perché lo Stato non ha le apparecchiature e quindi si rivolge a privati, il che spiega la lievitazione dei costi delle intercettazioni, se lo Stato le facesse improprio, ovviamente pagherebbe molto meno.
Questo Raffaelli che esegue materialmente le intercettazioni per conto della Procura di Milano naturalmente ha anche lui ascoltato tutto e è tenuto ovviamente al massimo riserbo, invece cosa succede? Succede che questo file audio, uno dei file audio che riguardano i politici, uno dei più dirompenti, quello in cui si sente l’allora segretario dei DS Piero Fassino domandare a Giovanni Consorte in piena scalata Bnl, allora abbiamo una banca, quando sembra che ormai la Bnl abbia messo le mani sulla Banca Nazionale del Lavoro, con un collage di furbetti del quartierino che gli portano la maggioranza delle azioni in barba alla legge sulle Opa che impone l’offerta pubblica di acquisto dopo il 30% di controllo di una società, qui siamo oltre il 50 e ancora non è stata lanciata l’Opa, questo è l’aspetto illegale secondo i magistrati, Fassino chiede a Consorte il quadro della situazione e Consorte gli spiega che sì, ha il controllo della Bnl e Fassino prende nota senza muovere alcuna osservazione sul fatto che Consorte gli sta confessando quello che la Procura riterrà essere poi un reato grave aggiotaggio e turbativa del mercato.
Questa telefonata esce alla fine di dicembre 2005, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di primavera, elezioni che il centro-sinistra dovrebbe vincere in carrozza visto che ha dicembre ha ancora 10 punti di vantaggio sul centro-destra, Berlusconi dopo 5 anni di governo è alla frutta, invece poi dopo la pubblicazione di quella telefonata Fassino a Consorte “abbiamo una banca” ci sarà una grande rimonta di Berlusconi che arriverà a un’incollatura, arriverà al pareggio al Senato e il centro-sinistra, l’Unione vincerà per 25 mila voti grazie ai senatori eletti all’estero.
Questa rimonta è dunque collegata con quella telefonata e quella telefonata esce sul giornale di Paolo Berlusconi o di Silvio, chi lo sa, ma sì che lo sappiamo che è di Silvio e non poteva uscire, non poteva uscire perché? Perché la conoscevano Raffaelli, la Finanza, la Procura, tutti tenuti al segreto, tenuti al segreto quindi reato per chi la pubblica, ha fatto benissimo Il Giornale quando uno ha una notizia, anche se segreta, fa benissimo a pubblicare, non stiamo discutendo il diritto – dovere de Il Giornale di pubblicare una notizia di interesse pubblico, peggio per Fassino che ha detto quelle cose.
Il bello è vedere come è arrivata questa telefonata a Il Giornale, perché dicono sempre che sono i magistrati che spifferano le notizie, a me non risulta, a me non è mai capitato, forse frequento magistrati troppo onesti, chi lo sa! In questo caso guarda caso si è scoperta la fonte della fuga di notizie che non è la Procura e non è neanche la Guardia di Finanza, è la ditta Rcs di questo Raffaelli, qual è il link? E’ un certo Fabrizio Favata, quest’ultimo è un signore che è stato anche in carcere, è un signore che è stato addirittura per un certo periodo socio di Paolo Berlusconi, anche Paolo Berlusconi è stato in carcere, quindi chi non muore si rivede! Favata porta Raffaelli con il file audio della telefonata di Fassino a Paolo Berlusconi e insieme Paolo Favata e Raffaelli vanno da Silvio alla vigilia di Natale, 24 dicembre 2005 ore 19,30, Berlusconi è Presidente del Consiglio, sta a Arcore nella sua villa, nel suo salotto c’è un abete tutto bianco, addobbato per Natale, è la vigilia del Natale, Berlusconi è lì sdraiato su una poltrona semirintontito, dice di essere molto stanco, ha gli occhi socchiusi, il capo reclinato all’indietro, arriva il trio Paolo più Favata più Raffaelli, Berlusconi si scusa di essere molto stanco, dice che ha poco tempo perché deve andare alla Messa di Natale di Don Verzè al San Raffaele, allora i due si spicciano e allora cosa fanno? Tirano fuori il pendrive con la telefonato, infilano il pendrive dentro un computer portatile, fanno ascoltare la telefonata di Fassino che dice “abbiamo una banca” a Berlusconi, quest’ultimo si sveglia a quel punto, capisce e non si sa bene se lui o suo fratello dicono a chi ha fatto questo enorme regalo di Natale “vi saremo grati noi e la nostra famiglia per tutta la vita!”, perché Berlusconi ha accettato di ricevere proprio a quell’ora, la vigilia della messa di Natale due sconosciuti a lui? Conosceva il fratello come Raffaelli e Favata, perché Raffaelli aveva detto che voleva fargli un regalo di Natale e poi era comunque noto a Berlusconi perché stava brigando per far avere alla propria azienda alla Rcs un mega-appalto ha 120 milioni di Euro per realizzare il sistema delle intercettazioni telefoniche in Romania, in Romania c’è un Presidente che si chiama Adrian Nastase e che naturalmente è un grande amico di Berlusconi e di quell’operazione, attrezzare la Romania per le intercettazioni telefoniche si occupa l’Italia, tant’è che è ufficiale, il Prefetto Del Mese, capo dei Servizi segreti del Cesis è andato nel 2004 in Romania per mettere a punto questo accordo di assistenza da parte dell’Italia alla Romania e questa assistenza dovrebbe, secondo Raffaelli naturalmente le sue aspettative, coinvolgere l’azienda di Raffaelli che dovrebbe farci un sacco di soldi.
Il regalo che porta Raffaelli è questo pendrive, una captatio benevolentiae nei confronti di Berlusconi che sta tentando la rimonta nei confronti di Prodi, quindi è entusiasta di poter sbattere poi sul giornale di suo fratello delle intercettazioni che seminano il panico e l’allarme nell’elettorale di centro-sinistra, consentendogli di fare la campagna elettorale contro la sinistra degli affari, non dimentichiamo, arrivammo al paradosso per cui Berlusconi, l’uomo che degli affari in politica ha fatto ha sua missione di vita, accusava il centro-sinistra di fare altrettanto e ben gli sta naturalmente al centro-sinistra che gli ha dato il destro di farlo.
A questo punto cosa succede? Succede che passa una settimana e subito dopo le feste di Natale, alla vigilia di capodanno Il Giornale pubblica a tutta prima pagina “Fassino a Consorte: abbiamo una banca” con la trascrizione integrale di quella telefonata che conosceva solo la Procura di Milano che la teneva in cassaforte, la Guardia di Finanza che la teneva in cassaforte, Raffaelli e a questo punto anche Favata, Paolo Berlusconi e Silvio Berlusconi, secondo voi chi gliela data al giornale di Paolo e Silvio Berlusconi? L’indagine comincia perché? Perché a un certo punto Favata che è in difficoltà, l’uomo che ha messo in comunicazione Raffaelli con Paolo e quindi con Silvio Berlusconi, comincia a chiedere soldi in giro, minaccia di rivelare la cosa, non viene soddisfatto e allora va dai giornalisti nella speranza che Casa Berlusconi venga a scoprire che lui è un pericolo e che quindi finalmente qualcuno si decida a cedere alle sue richieste, va a parlare con L’Unità, con Peter Gomez de L’Espresso, va da Di Pietro per dargli questa storia, naturalmente chiede soldi anche ai giornalisti, i giornalisti soldi non gliene danno, lui va da Di Pietro e quest’ultimo cosa fa? Fa una denuncia alla Procura di Milano su quello che ha saputo e quindi l’inchiesta della Procura di Milano parte ascoltando ovviamente i vari testimoni di questa storia, i quali, quasi tutti, la confermano nei particolari che prima vi ho sintetizzato.
Il primo a confermarla è un certo Eugenio Petessi, chi è? E’ un amico di Favata, quest’ultimo si è confidato con lui e gli ha raccontato quello che ha appena fatto, ha portato Raffaelli con il pendrive con la telefonata a Berlusconi, Raffaelli viene interrogato a sua volta e quindi Petessi dice: sì, sì, mi raccontò che la cosa l’aveva fatta, è un primo riscontro, chiamano Raffaelli i magistrati, Raffaelli dice che c’è stato l’incontro, dice che lui ha chiesto l’aiuto per la Romania, ma nega ovviamente di avere portato l’intercettazione perché, non solo è un reato, ha violato un segreto, essendone depositario, ma se si scopre che ha violato un segreto lui ha chiuso con il mondo delle intercettazioni perché quale Procura affiderà più a lui il compito di fare le intercettazioni se poi lui se le va a vendere in giro o a far sentire in giro? Quindi è ovvio che il Raffaelli non può confermare questa cosa e quindi tenta di negarla.
Quindi Petessi conferma tutto quello che gli ha raccontato Favata, Raffaelli conferma gli incontri ma non conferma di avere consegnato il pendrive, Favata dice di avere incontrato 3 volte Paolo Berlusconi due volte nella sede de Il Giornale di Milano e la terza a Roma a Palazzo Grazioli, questo scrive il G.I.P. Giordano che due mesi fa ha arrestato Favata per avere tentato di estorcere soldi a questa banda e ha indagato, intanto la Procura ha indagato Paolo Berlusconi per ricettazione, per avere ricevuto quell’intercettazione segreta e quindi illegalmente diffusa e anche per millantato credito perché c’è il sospetto che i soldi che dovevano andare a Favata o una parte di quei soldi che dovevano andare a Favata per la mediazione in realtà li abbia incassati Paolo Berlusconi e un’altra parte si ipotizza che abbia potuto intercettarli in qualche modo quel Petessi che ha raccontato di avere saputo tutto.
Scrive il giudice “Nel secondo incontro Raffaelli riferì delle difficoltà che Rcs incontrava per ottenere degli ordini all’estero e Paolo Berlusconi disse che loro avrebbero potuto svolgere attività di segnalazione presso governi stranieri con cui il governo italiano in quel momento presieduto dal fratello Silvio, aveva buoni rapporti al fine di favorire l’attività imprenditoriale della ditta Rcs. In occasione del terzo incontro ma Palazzo Grazioli a Roma, Paolo Berlusconi presentò Raffaelli – quello della ditta di intercettazioni – a Valentino Valentini che era il capo delle relazioni internazionali della Presidenza del Consiglio e che soprattutto è l’uomo più vicino a Berlusconi, una specie di segretario tutto fare che è anche parlamentare” questo Valentini a dire di Paolo Berlusconi avrebbe potuto in concreto segnalare le attività di Rcs all’estero, per esempio in Romania, Valentino sentito, conferma questo incontro nella primavera del 2005, ammette di avere dato la sua disponibilità, avrebbe visto quello che si poteva fare, ma forse spiegò anche a Raffaelli che non sapeva se con il nuovo governo ultima Romania sarebbero proseguiti i rapporti amichevoli che l’Italia aveva avuto con il predecessore del nuovo Presidente che era Nastase, vecchio amico di Silvio.
Autunno 2005 succede il patatrac, la svolta, c’è questo file audio segretato in quei posti che sappiamo che comincia a girare, lo racconta il Petessi al giudice, dice nell’ottobre – novembre 2005 mi trovavo nell’ufficio dell’Ing. Raffaelli e lui stava lavorando alla sua scrivania a un computer portatile, dopo qualche minuto ha alzato mi occhi e rivolgendosi a me mi girò il computer e mi disse: ti faccio sentire una cosa curiosa, quindi la faceva sentire a chi passava di lì. Sullo schermo del computer vidi la riproduzione di un foglio con delle colonne in cui a sinistra erano indicate delle date, degli orari, poi nella colonna successiva vi erano indicati dei nomi e infine nell’ulteriore colonna dei commenti del tipo: non importante, non rilevante, nella schermata del computer sono rimasto colpito avendo visto dei nomi di persone conosciute, in particolare ricordo un rigo in cui si riportavano i nomi di Briatore e Ricucci e poi un altro in cui apparivano i nomi di Consorte e Fassino, sono le telefonate della scalata Bnl Unipol.

L’inchiesta parte grazie a Di Pietro (espandi | comprimi)
Nel girare il computer verso di me Raffaelli disse: senti questa tanto non è importante, quindi schiacciò un tasto così e sentì una conversazione telefonica tra Briatore e Ricucci, parlavano di un invito in barca etc., mentre Raffaelli stavano per girare il suo computer verso di lui, io sono stato colpito dai nomi Fassino – Consorte proprio a causa della notorietà politica del primo e quindi incuriosito chiesi: e questa? Indicando l’annotazione relativa a Fassino – Consorte e Raffaelli mi disse: ok, ti faccio sentire anche questa che tanto non ha rilevanza, sì con il cavolo!
Ho quindi sentito l’inizio di tale conservazione in cui ricordo che Fassino disse: abbiamo una banca, Petessi dice la verità scrive Barbacetto su Il Fatto perché è provato agli accenni a particolari inediti e mai citati da nessun giornale, per esempio la presenza tra i vari interlocutori di quelle telefonate intercettate di un Avvocato che poi è morto tragicamente e anche l’invito in barca di Ricucci a Briatore.
La telefonata di Fassino colpisce Petessi e tornerà buona qualche giorno dopo con il regalo di Natale, Favata fa da postino tra Raffaelli e Paolo Berlusconi e non solo porta la chiavetta Usb con l’intercettazione, ma c’è anche una storia di soldi cole dice Petessi allo stesso giudice, dal giugno 2005 per oltre un anno aveva emesso fatture fittizie nei confronti di Rcs, sempre per richiesta di Raffaelli dell’importo di 40 mila Euro oltre Iva del 20% ogni mese, poi Petessi aveva consegnato regolarmente in contanti per disposizione di Raffaelli le somme in questione a Favata a Milano nei pressi dell’ufficio di Paolo Berlusconi presso Il Giornale, Favata gli chiedeva di agire in tal modo in quanto la somma in questione doveva essere consegnata a Paolo Berlusconi in cambio di un suo intervento per lo sblocco dell’affare in Romania.
All’inizio del pagamento Favata gli disse che aveva ottenuto attraverso il Paolo Berlusconi che Raffaelli potesse incontrarsi a Roma a Palazzo Grazioli con Valentino Valentini, al quale dovevano essere destinate le somme da lui versate a Paolo Berlusconi perché sbloccasse l’affare Rcs con la Romania, ma dopo qualche tempo Raffaelli gli disse di avere incontrato Valentini in un viaggio aereo e quello si era mostrato abbastanza freddo, tanto che Raffaelli commentò che a suo parere in realtà Valentini non aveva affatto ricevuto il denaro che, a dire di Paolo Berlusconi, avrebbe dovuto gestire per favorire la conclusione delle trattative in corso con la Romania, quindi stiamo parlando di Paolo Berlusconi che, secondo quello che racconta Petessi, avrebbe ricevuto dei soldi, promettendo che li avrebbe distribuiti in giro per favorire Raffaelli.
Alla fine allora chi se li è tenuti questi soldi? Paolo Berlusconi è indagato per millantato credito perché c’è il sospetto che una parte, i soldi sarebbero in tutti 560 mila Euro, se li sia tenuti Paolo, l’altro sospetto è che non pezzettino se lo sia tenuto pure Petessi, l’appalto rumeno non decolla, Favata che è in gravi difficoltà economiche perché ha chiuso alcune società, era in società anche con Paolo Berlusconi, comincia a chiedergli dei soldi a Paolo Berlusconi e manda anche dei segnali a Silvio, scegliendo quelli che ritiene possano essere gli intermediari giusti, a chi si rivolge per fare da intermediario con Silvio? A Niccolò Ghedini, ai diritti del Foglio Giuliano Ferrara e di Panorama Maurizio Belpietro, poi chiede prestiti a Raffaelli che consegna a Petessi 300 mila Euro dai fondi neri dell’azienda, Favata però continua a chiedere soldi e minaccia di vendersi in giro la storia del regalo di Natale.
Contatta L’Unità, L’Espresso, parla con Di Pietro, parte l’inchiesta anche se lui non lo sa perché Di Pietro ha fatto la denuncia e poi scrive una lettera nel 2007 a questo Petessi Favata in cui gli dice: “Caro Alberto come tu ben sai non riesco a garantire alla mia famiglia un dignitoso livello di vita, potrai immaginare cosa vuole dire vivere non paese dove tutti si conoscono avendo debiti nei negozi, fare la spesa diventa sempre più difficile, per non parlare delle bollette, a tutto questo aggiungi che tra una settimana è Natale, ho deciso pertanto visto che Roberto con me parla in una maniera e a te dice l’esatto opposto, di vendere la vicenda Paolo, avendo due possibilità: la prima è con Repubblica avendo l’aggancio di una giornalista, la seconda molto più ricca ma anche più pericolosa è con Fabrizio Corona, garantisco la massima discrezione nei tuoi confronti, come nei confronti di Roberto, speravo di riuscire a parlarti personalmente ma per mille motivi non è stato possibile, un affettuoso abbraccio Fabrizio”.
Nella misura cautelare che ordina l’arresto di Favata, il G.I.P. si dice convinto che Favata abbia chiesto soldi e ricattato, ma abbia detto anche delle cose vere, per esempio di questi incontri che avvengono con l’Avvocato Ghedini, Raffaelli incontra Ghedini e il G.I.P. si domanda: perché? Proprio perché il fatto che Favata minacciava di rendere pubblico il fatto, coinvolgeva non solo Paolo Berlusconi cliente dell’Avvocato, ma anche lo stesso Raffaelli, se infatti il fatto minacciato avesse riguardano solo Paolo Berlusconi non vi sarebbe stata alcuna necessità che Raffaelli tornasse per ricevere risposte etc., Raffaelli è preoccupato perché se Favata si vende la storia in giro ci va di mezzo pure lui mica soltanto Paolo Berlusconi.
Quindi l’unico che poteva coinvolgere unitariamente Favata a dire di questi e Raffaelli, nonché i clienti dell’On. Ghedini, Silvio e Paolo Berlusconi era lui, d’altra parte questa è una storia di silenzi, come scrive Barbacetto, perché insieme a quelli che parlano ci sono anche quelli che tacciono, intanto Paolo Berlusconi pur avendo rilasciato un mandato difensivo a Ghedini in ordine a questa vicenda e ritenendosi una persona offesa rispetto a questa vicenda, tuttavia con decisione assai singolare non ha presentato alcuna denuncia Paolo Berlusconi all’Autorità giudiziaria, se dice di essere vittima di un ricatto perché non lo denuncia? E ha taciuto anche quando è stato invitato a comparire per rendere l’interrogatorio in ordine alla supposta ricezione di denaro per favorire la conclusione dell’affare con la Romania e un comportamento come questo secondo il G.I.P. si giustifica solo nel caso in cui la persona offesa, presunta, come nel caso analogo di Raffaelli, ritenga che dalla denuncia del tentato ricatto, gli possono derivare più danni che vantaggi, perché? Perché se denuncia il tentato ricatto, dovrebbe raccontare che è lui che ha portato Favata e Raffaelli da suo fratello Presidente del Consiglio con il pendrive supervietato!
Quindi per esempio la pubblicazione inevitabilmente conseguente alla celebrazione di un processo penale, del fatto minacciato costituiva per lui già un grave danno e poi ci sono i silenzi dell’Avvocato Ghedini che ha fatto di tutto e finora è riuscito a non andare a testimoniare in questa inchiesta pur essendo stato più volte con vocato, addirittura con la minaccia del PM di farlo accompagnare coattivamente dai Carabinieri se non si presentava. Ghedini viene definito dal G.I.P. la persona a cui Favata avrebbe in concreto esposto le sue richieste per avere vantaggio economico, citato per rendere sommarie informazioni sui fatti a sua conoscenza, Ghedini si è rifiutato di comparire, perché? Perché ha detto che ha il segretario professionale, nel senso che Paolo e Silvio Berlusconi che gli hanno dato il mandato di seguire per loro questa inchiesta e quindi lui se parlasse dovrebbe in qualche modo violare il segreto professionale.
Poi c’è l’assistente di studio che ha ricevuto Favata, l’assistente dello studio Ghedini, l’Avvocato Cipollotti che è stato sentito l’altro giorno in Procura, il Giudice Giordano ha stabilito che l’incontro tra Cipollotti e Favata non è stato di natura professionale, tra un Avvocato e un cliente, nel senso che Cipollotti avrebbe partecipato a quell’incontro come intermediario di una richiesta economica perché non ci voleva andare Ghiedini a quell’incontro.
Naturalmente in tutta questa vicenda ci sono soldi che girano e non si sa chi se li sia presi, c’è una certezza assoluta e cioè che quel file audio superproibito è arrivato tramite l’amministratore della ditta, tramite l’intermediario Favata, tramite Paolo Berlusconi che li ha portati da Silvio, nelle mani dell’allora Presidente e anche oggi, del Consiglio, che dice di difendere la nostra privacy e che in realtà era tanto per cambiare l’utilizzatore finale di quel file audio perché poi i vantaggi politici e elettorali della pubblicazione indebita, anche se doverosa, di un’intercettazione ancora segretata che poi tra l’altro è stata pure ritenuta di nessuna rilevanza penale anche se aveva una grande rilevanza pubblica è stato lui, è stato lui che ha fatto la rimonta anche grazie a quella pubblicazione sul suo giornale rilanciata dalle sue televisioni, rilanciata dalla sua RAI, la RAI all’epoca parlava di vicende giudiziarie, perché? Perché facevano comodo a Berlusconi, mica come adesso, adesso non fanno comodo a Berlusconi perché c’è di mezzo, tanto per cambiare, lui, quindi questa storia che è uno scandalo incredibile, molto, molto peggio del Watergate, in Italia non lo conosce nessuno, salvo quelli che hanno la fortuna di leggere pochissimi giornali che di questa storia diffusamente si sono occupati e uno di questi è Il Fatto quotidiano.

Per chi ne vuole sapere di più, perché mi rendo conto che la storia è abbastanza intricata anche se i capisaldi sono abbastanza chiari, può andare sul sito de Il Fatto quotidiano, sperando che non ci siano altri problemi tecnici in questi giorni e troverà lì documentazione di ogni genere, c’è tutta la documentazione anche inedita che riguarda per esempio gli abboccamenti che Favata chiese a Peter Gomez che ha raccontato anche lui in prima persona e che ha registrato parte di quelle conversazioni nelle quali questo signore tentava disperatamente di lucrare qualcosa da una vicenda sulla quale aveva messo in piedi anche un ricatto.
Così vi potete fare un’idea di come è ridotta l’informazione in Italia e del perché anche un omino debolissimo ormai come il Presidente del Consiglio, sta in piedi, sta in piedi perché come diceva Petrolini, non ce l’ho con te che mi fischi dal loggione, ce l’ho con il tuo vicino che non t’ha ancora buttato di sotto! Passate parola, buona settimana!


Wikio

28
giu

DA DOMANI “PASSAPAROLA” E’ QUI

A partire dal 29 giugno 2010,questo blog ospiterà “PASSAPAROLA”,il programma di Beppe grillo e Marco travaglio,in onda ogni lunedì.

Fino ad oggi,”RETE ITALIA” ha ospitato “PASSAPAROLA” su http://politicaitaliana.blogitaly.net/Travaglio-in-diretta-b2.htm

A partire da domani,nella vecchia pagina di Passaparola saranno pubblicati solo link che ricollegheranno al blog attuale.

passaparola

“RETE ITALIA”:

http://www.politicaitaliana.blogitaly.net

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